Colichette nei neonati e latte vaccino: esiste una correlazione

La colica è caratterizzata da ripetuti e prolungati periodi di pianto o agitazione in un lattante altrimenti sano. Comunemente si utilizza la “regola dei tre” di Wessel per definire questo disturbo neonatale così diffuso. Essa afferma che una colica del lattante comprende un pianto di almeno tre ore per giorno, per almeno tre giorni in ogni settimana, per almeno tre settimane nei primi 3 o 4 mesi di vita.

I sintomi delle colichette più ravvisabili sono: pianto eccessivo, difficoltà a trovare una posizione, il tirare su le gambe, l’inarcarsi della schiena, irritabilità, il viso arrossato, lo stringere i pugni. Si tratta di una delle principali cause di consultazione pediatrica nella prima parte della vita causando un grande impatto sulla vita familiare anche se molti pediatri sono inclini a sottovalutare il problema soprattutto a causa della mancanza di linee guida.

Eppure le ricerche scientifiche e la pratica clinica sono inequivocabili.

La causa delle colichette è imputabile alla disbiosi intestinale.

La causa della disbiosi intestinale in bambini così piccoli è perfettamente illustrata nel documentario Microbirth. In breve elenchiamo di seguito le cause possibili:

Il parto cesareo che impedisce il passaggio del feto nella vagina della madre, dove vengono innestati i primi batteri sani che andranno a popolare l’intestino del bambino;
I vaccini che, contenendo tossine e antibiotici, compromettono la flora intestinale;
L’uso quasi sempre inopportuno di antibiotici.
Tra tutti questi fattori, quello “che fa traboccare il vaso” – ma che è anche la variabile su cui tutte la mamme possono lavorare – è il latte vaccino che viene assunto dal neonato con l’allattamento artificiale, oppure perché la madre che allatta ne è intossicata.
Una recente ricerca pubblicata nel 2014 sull’Italian Journal of Pediatric pone in evidenza l’efficacia di un approccio dietetico teso ad evitare le proteine del latte vaccino, per ridurre il problema delle coliche.

In realtà la letteratura scientifica riferisce di crescenti evidenze circa l’efficacia delle terapie dietetiche, complementari (come l’approccio manipolativo osteopatico) e comportamentali come opzioni per la gestione delle coliche infantili.

Dal punto di vista osteopatico, l’osteopata è spessissimo efficace nel decontrarre l’intestino, alleviare la sintomatologia attraverso le tecniche tese a far “scorrere” l’aria nel pancino. Nessuna tecnica però, da sola, è risolutiva del problema che va affrontato innanzitutto all’origine, analizzando le sue cause.

Qualche mamma potrebbe obiettare che ci sono bambini che si nutrono solo ed esclusivamente col latte vaccino, rifiutando altro cibo. La risposta è nella forte intossicazione che caratterizza lo stato di salute di questi bambini il cui intestino non funziona bene, e che sono assoggettati ad una dipendenza dall’intossicazione (tossicodipendenza), rendendo più difficile la disintossicazione.

L’unica cosa che resta da fare è interrompere completamente l’assunzione di latte e derivati, comprese le nuove formule commerciali “senza lattosio”, introdurre dei bifido batteri e nell’attesa che la flora intestinale si ripristini, manipolare il pancino dei nostri bambini.

Massimo Valente D. O.

Dr. Bruno Maria Camerani
Specialista in Osteopatia, si occupa di aiutare il paziente ad intraprendere un percorso di consapevolezza volto a ripristinare un nuovo equilibrio grazie a tecniche osteopatiche strutturali, viscerali, cranio-sacrali, fasciali, di energia muscolare, somato-emozionali e biodinamiche volte a stimolare nel corpo del paziente il meccanismo di autoguarigione e ad aiutare la persona a comprendere la causa del suo sintomo. Attualmente svolge la sua attività in libera professione presso il suo studio privato di Roma, Frascati e Ciampino.

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