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Il significato psicologico di presbiopia e astigmatismo

Che cosa non vuole vedere il presbite? Guarda lontano, è proiettato verso gli altri, che sono sempre più importanti di sé. E l’astigmatico è sempre in dubbio su quale decisione prendere…

Abbiamo visto nell’articolo precedente il significato interiore della miopia; quale sarà quello della presbiopia? Il presbite vede bene da lontano e male da vicino, tanto da costringerlo ad allontanare ciò che sta leggendo, come se stesse tenendo il mondo lontano da sé. Il suo sguardo e la sua attenzione si posano spontaneamente più lontano laddove stanno gli altri, perché da vicino non riesce a mettere a fuoco. Quindi, nel suo sentire, gli altri sono più importanti di lui, ciò che pensano gli altri è più rilevante di ciò che pensa lui. Spontaneamente il presbite tende ad occuparsi degli altri in modo che in primis stiano bene, lui viene sempre dopo. Perché succede tutto ciò?
Nella vita di ognuno di noi accadono eventi apparentemente casuali che recano un messaggio potente: non sarà più possibile realizzare certi obiettivi, l’ultimo treno è partito, non ci saranno ulteriori opportunità e la causa è il tempo inesorabilmente trascorso, cioè si è diventati vecchi. Non è relativo all’età anagrafica, bensì alla percezione dell’età che abbiamo in relazione a ciò che la cultura imperante ci permette, o meno, di fare.

Ad esempio, sul lavoro attendiamo con pazienza che il nostro capo vada in pensione covando in cuor nostro l’idea di prendere il suo posto come suoi normali successori per esperienza, conoscenza dell’azienda, abilità. Finalmente l’evento accade: tuttavia il termpo trascorre e la direzione non ci interpella finchè un giorno vediamo arrivare in ufficio un nuovo capo che ha la metà dei nostri anni e che non sa nulla di nulla! In quel momento realizziamo di aver sbagliato tutto: avremmo dovuto agire per tempo, ora alla nostra età come potremo fare carriera? Ben ha fatto il ragazzo giovane a farsi strada, sono io che ho cullato un sogno impossibile!
Ricordo tempo fa una signora di poco sopra i quarant’anni e presbite da poco: aveva fatto richiesta di adozione e la trafila richiede anni per concretizzarsi. Finalmente dopo parecchio tempo, un’assistente sociale la contattò per avvertirla che entro due settimane avrebbe potuto portare a casa il figlio adottivo. Ma dopo pochissimi giorni ricevette un’ulteriore chiamata nella quale le comunicarono d’aver scoperto che aveva appena compiuto quarant’anni ed allora esisteva una legge, ora modificata, che inibiva l’adozione per genitori sopra tale età. Possiamo immaginare come si possa essere sentita la signora in questione, che a quarantanni si sentiva (ed era) assolutamente giovane!
Dunque la presbiopia è associata al sentirsi interiormente “vecchi”. Curiosamente nella percezione comune è associata proprio al trascorrere degli anni anagrafici, ma l’età nel quale si diventa statisticamente presbiti continua a scendere nel tempo. Vent’anni fa era “normale” portare occhiali per leggere sopra i 50 anni, ora dicono tra i 40 ed i 45, tuttavia conosco parecchie persone presbiti abbondantemente al di sotto di tale soglia: com’è possibile considerarle “vecchie”?
Il meccanismo subdolo si mette in moto quando scopriamo di aver esaurito il tempo per certe opportunità, di non aver più chances per il futuro a prescindere dall’età, ma esclusivamente in relazione a ciò che la cultura dominante ci permette o meno di realizzare. A questi pensieri si associano delle emozioni precise: rabbia e sensi di colpa. Perché non ho fatto quella cosa? Oppure, perché l’ho fatta? Se avessi fatto come gli altri oggi starei meglio, mi sentirei più felice! Il sentirmi “vecchio”, secondo canoni imposti da altri, è inaccettabile, una realtà da occultare perché considerato “brutto” nella nostra società: ecco il motivo del successo di tutto ciò che fa restare giovani.
Osserviamo cosa accadeva cinquant’anni fa in Italia: il nostro Paese era basato sull’agricoltura e nella famiglia rurale il nonno era il pater familias, comandava l’intero gruppo, sedeva a capotavola, dispensava in modo equanime consigli e ceffoni.

Diventare vecchio era considerato una cosa importante ed utile: in quella realtà il nonno leggeva il giornale senza occhiali, quando sapeva leggere, e la nonna infilava l’ago in un attimo. La presbiopia arriva solo quando ci sentiamo, in qualche modo, vecchi in un ambiente che considera la giovinezza un valore esclusivo. La cura contro la presbiopia si chiama consapevolezza della propria età e gioia di vivere, perchè ogni momento possiede caratteristiche uniche ed irripetibili: se le sfruttiamo semplicemente viviamo appieno la nostra vita.

L’astigmatismo è un fattore complesso poiché crea differenti distorsioni visive: linee dritte appaiono curve, i bordi degli oggetti sono sfuocati sia da lontano che da vicino, alcune immagini possono essere viste doppie, triple, fino a undici volte. E’ la confusione visiva e la metafora ricalca lo stesso significato in pieno. Paradossalmente è una confusione precisa: l’astigmatico si abitua a prendere i valori altrui ed a farli propri per diminuire lo stress da relazione, quindi cerca un consenso; così facendo non annulla i propri, solo li accantona e quando gli chiederanno cosa vuole è sinceramente in imbarazzo, non sa rispondere perché gli va bene tutto, poichè dentro di sé ci sono i suoi valori mescolati assieme a quelli che ha introitato dall’esterno, spesso totalmente incompatibili.
Ad esempio un bambino nel doposcuola vorrebbe giocare, ma la mamma insiste perché studi; per diminuire il conflitto con il genitore egli potrebbe ragionare sull’utilità che lo studio immediato potrebbe portargli, lasciandogli molto tempo per giocare successivamente. Se si convincesse di ciò, ecco che potrebbe facilmente seguire le istruzioni materne pur mantenendo dentro di sé il desiderio ludico immediato. Qualora un compagno gli chiedesse cosa vorrebbe fare nel pomeriggio, ecco che sarebbe in difficoltà nel rispondere: infatti gli andrebbe bene tanto il gioco come lo studio e facilmente lascerebbe la scelta all’amico, creando consenso verso di lui. E’ questo l’atteggiamento dell’astigmatico. Da adulto egli tenderà a creare consenso ad ampio spettro, a diminuire i conflitti, adattandosi facilmente alle differenti esigenze altrui, dato che le proprie sono considerate tutte importanti alla stressa maniera. Dovendo andare in vacanza, sarà il coniuge a scegliere la località e lui si adatterà facilmente dandosi brillanti motivazioni per accettare tale proposta: in fondo ciò che conta è andare in ferie!
Chi vede correttamente senza astigmatismo non fa sempre ciò che desidera, ma sa sempre ciò che vuole, anche se decide di accondiscendere agli altrui desideri. Per uscire dall’astigmatismo occorre riconnettersi con i propri desideri, ricollegarsi con i propri valori. Occorre chiedersi dieci volte al giorno: “Cosa voglio fare io adesso?” e darsi la prima risposta che passa per la testa. Questo aiuta, poco a poco, a ristabilire un contatto con il sé interiore ed, in ultima analisi, a fare chiarezza. Questo è il vero percorso da seguire per recuperare vista: vedere la propria vita in modo chiaro.

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