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	<title>Gravidanza | Camerani Osteopatia</title>
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	<description>Osteopata Dr. Bruno Maria Camerani - Osteopata Frascati e ciampino - Osteopatia</description>
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	<title>Gravidanza | Camerani Osteopatia</title>
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		<title>Il migliore di tutti i vaccini per il neonato: il latte materno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 05:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Latte materno]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il migliore di tutti i vaccini per il neonato: il latte materno di Henry Joyeux &#160; &#160; La montata lattea  La montata lattea è un processo fisiologico. Se la donna non allatta, la lattazione si interrompe spontaneamente in una-due settimane. La montata lattea può causare dolori transitori (pochi giorni) nel 30-40% delle donne. Ovviamente, l’allattamento materno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="titolo">Il migliore di tutti i vaccini per il neonato: il latte materno</h1>
<p class="autore">di <a title="Henry Joyeux" href="http://www.informasalus.it/it/autori/henry-joyeux.php">Henry Joyeux</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="photo-side-right"><a title="Allattamento al seno" href="http://www.informasalus.it/it/articoli/migliore-vaccini-latte-materno.php"><img loading="lazy" src="http://www.informasalus.it/data/foto/i/il-migliore-di-tutti-i-vaccini-per-il-neonato-il-latte-materno_5421.jpg" alt="allattamento seno" width="355" height="200" /></a></div>
<div class="articolo-body">
<p><strong>La montata lattea </strong><br />
La montata lattea è un processo fisiologico. Se la donna non allatta, la lattazione si interrompe spontaneamente in una-due settimane. La montata lattea può causare dolori transitori (pochi giorni) nel 30-40% delle donne. Ovviamente, l’allattamento materno è l’ideale per la salute del bambino.</p>
<p><strong>Cosa contiene il latte materno</strong><br />
– <strong>Batteri</strong> che costruiscono l’immunità intestinale a livello della parete dell’intestino. Si tratta di bifidobatteri e di lattobacilli. Impediscono la proliferazione di batteri cattivi, o di batteri utili che, se troppo numerosi, possono diventare anche patogeni. Il contenuto intestinale acido limita il consumo di ferro da parte dei batteri. Il ferro si fissa su una proteina, la lattoferrina, protettrice di immunità che distrugge la parete dei batteri pericolosi inducendo la produzione di sostanze specifiche che proteggono.</p>
<p>– Anche <strong>altre sostanze</strong> sono protettrici: la lactaderina contro il rotavirus, responsabile di gastroenteriti (evitare dunque i vaccini contro i rotavirus!); gli oligosaccaridi contro i colibacilli e il fungo candida albicans. Con i latti artificiali, un solo biberon modifica la flora intestinale in senso negativo in meno di due settimane. Ovviamente, ciò non viene detto alle madri di famiglia!</p>
<p>– <strong>Acidi grassi a catena corta</strong>, sostanze nutritive delle cellule dell’intestino terminale – colon e retto – le cui cellule si rinnovano ogni cinque-sei giorni. Impediscono una proliferazione eccessiva, causa di putrefazione.</p>
<p>– <strong>Zuccheri</strong> complessi a catena corta (oligosaccaridi) che possono dare origine ad acidi grassi a catena corta, grazie alla fermentazione resa possibile dalla flora intestinale.</p>
<p>– <strong>Proteine</strong>, fra le quali la lattoferrina, anticorpi che producono immunoglobuline A [7]… così come la caseina Kappa [7] I, la difensina, la fibronectina, frazioni del complemento essenziale per le difese immunitarie del bimbo.</p>
<p>– <strong>Enzimi</strong>, come il lisozima, proteina prodotta dai globuli bianchi, presente inoltre nella saliva, nelle lacrime e anche nell’albume. Questo enzima distrugge la parete dei batteri pericolosi. Il lisozima viene infatti chiamato “antibiotico corporeo” o naturale.</p>
<p>– <strong>Fattori di crescita</strong> per il corpo del neonato, il cui peso aumenta di 5 kg nel primo anno e, soprattutto, i 7 fattori neurotrofici per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Egli prosegue la sua memorizzazione cominciata in utero (odore della madre, gusto degli alimenti consumati dalla sua mamma, la sua voce), gioca e si prepara a parlare, camminare…</p>
<p>Pertanto il bambino allattato dalla mamma non ha bisogno d’essere vaccinato, salvo eccezione, per esempio se uno dei genitori o entrambi sono portatori del virus dell’epatite B. Se la mamma è portatrice del virus dell’Aids è possibile che il virus venga trasmesso con l’allattamento. Tuttavia, una cura del bambino con sciroppo pediatrico specifico impedisce la trasmissione [8]. Nei paesi nordici i bambini sono allattati a lungo dalle loro madri e sono molto meno vaccinati e più tardi.<br />
<strong><br />
Attenzione ai farmaci che ostacolano la lattazione: gli “antiprolattina” </strong><br />
Si tratta della bromocriptina, o Parlodel ed equivalenti generici, che l’agenzia del farmaco ha finalmente vietato, dopo che tante giovani partorienti non hanno potuto allattare i loro figli perché era stato somministrato loro questo farmaco senza la minima spiegazione o parlando solo di “prevenire la lattazione”. Era ora: soltanto nel luglio 2013 l’ANSM, in cooperazione con il Collegio nazionale dei ginecologi ostetrici (CNGOF) e il Collegio nazionale delle ostetriche di Francia (CNSF), ha ufficialmente dichiarato che il rapporto beneficio/rischio non è più favorevole all’inibizione della lattazione.</p>
<p>La revisione ha segnalato gravi effetti cardiovascolari (accidente cerebrovascolare, infarto del miocardio e ipertensione arteriosa), neurologici (principalmente convulsioni) e psichiatrici (allucinazioni, confusione mentale), già conosciuti da tempo, ma le lobby dei latti maternizzati, specializzati… erano più forti. Quanto ai nuovi farmaci proposti per bloccare la lattazione, non hanno, a nostro avviso, alcuna indicazione. Se la mamma sceglie di non allattare, il suo latte si asciugherà in pochi giorni non mettendo più il bambino al seno. Se, nonostante ciò, le sue ghiandole mammarie danno ancora latte, potrà conferirlo al lactarium del proprio dipartimento per i bambini prematuri che possono averne un grande bisogno per la loro salute.</p>
<p><strong>Come stimolare la lattazione </strong><br />
Fare poppare il bambino il più spesso possibile e quando lo reclama, fino a quando si stabilisce una produzione di latte sufficiente (sono necessari almeno tre giorni). Gli alimenti “galattogeni” sono essenzialmente vegetali: il finocchio, l’anice stellato, il miglio, il crescione, l’orzo cotto, la birra senza alcol, i datteri, l’insalata verde, la quinoa, le lenticchie e i ceci al dente, il sedano, le mandorle, le noci e le nocciole e tutti i frutti di stagione, se possibile bio, in modo da evitare al massimo i pesticidi.</p>
<p>Fra le piante, la galega in fiore, foglia e seme in tisana, associata all’ortica e alla verbena con la formula seguente:<br />
Galega (foglie, fiori)&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. 20 g<br />
Ortica (Urtica dioica, foglie) &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 20 g<br />
Verbena odorosa (Aloysia triphylla, foglie) &#8230;&#8230;&#8230; 20 g</p>
<p>1 pizzico a tre dita della miscela di piante in una tazza d’acqua (250 ml). Portare a sobbolimento, lasciare in infusione per 10 minuti, filtrare e bere. Due tazze al dì per 5-7 giorni. Il Galactogil in granulato, venduto in farmacia in barattoli di 210 g (un cucchiaio da minestra = 10 g), contiene un estratto secco di galega, malto (attenzione al glutine!), fosfato di calcio e saccarosio.</p>
<p>Gli omeopati utilizzano Ricinus communis, in basse diluizioni. Il bambino allattato dalla sua mamma non ha bisogno di essere vaccinato [9] per tutto il tempo dell’allattamento e nei tre-sei mesi seguenti lo svezzamento.</p>
<p><strong>Note</strong><br />
6. Se il bambino nasce prematuro, il latte materno contiene più immunoglobuline A, rispetto al latte del bambino nato a termine. Le IgA si dispongono a strati all’interno dell’intestino.<br />
7. Inibisce l’helicobacter pylori nello stomaco e anche, nelle mucose respiratorie, gli pneumococchi e gli haemophilus. 8.<br />
8. L’équipe INSERM1058 UM1 del professor Philippe Van de Perre di Montpellier ha testato questo sciroppo in 1500 bambini di 4 paesi africani. L’OMS afferma che per mezzo dello sciroppo pediatrico viene eliminato il rischio di trasmissione dell’Aids dalla madre al bambino. Senza lo sciroppo, il rischio di contagio è del 10%.<br />
9. In Francia, nel 2003, solo il 56% dei neonati beneficiava di un allattamento esclusivamente al seno una volta dimesso dal reparto maternità. Questa pratica aumenta nel nostro paese, dato che erano il 45% nel 1998. Ma è ancora largamente insufficiente poiché la durata dell’allattamento è troppo breve. Il 42% dei bambini viene allattato oltre i 2 mesi. In Norvegia, il 99% dei neonati è allattato e l’86% almeno per tre mesi. Sono il 95% in Finlandia, il 90% in Svezia e Danimarca, l’85% in Germania e il 75% in Italia.</p>
<p><a href="http://www.librisalus.it/libri/vaccini_come_orientarsi.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Tratto da “Vaccini. Come orientarsi”</em></strong></a></p>
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		<title>Osteopatia per le future mamme  Contro mal di testa e dolori alla schiena in gravidanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 07:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;osteopatia può essere particolarmente utile in gravidanza, quando la crescita del pancione porta a cambiare gli schemi posturali preesistenti, accentuando la curvatura lombare e modificando per compensazione la curva dorsale. Per questo, nel corso dei nove mesi è facile che la futura mamma vada incontro a tensioni lungo la colonna, che possono causare dolori alla schiena o ai nervi sciatici che si irradiano verso le cosce, così come possono comparire dolori nella parte alta, come cervicalgie o mal di testa. Grazie a tecniche manipolative dolci e non invasive, l’osteopata sblocca tali tensioni e aiuta la colonna ad adattarsi meglio alle modificazioni posturali, liberando da restrizioni di movimento.</p>
<p><span id="more-4310"></span></p>
<p>Altro disturbo che può essere alleviato è il tunnel carpale, di cui si può soffrire nei nove mesi a causa della maggior ritenzione idrica che provoca una compressione del nervo mediano nel polso: attraverso pressioni mirate, l’osteopata lavora sul sistema linfatico per sciogliere gli edemi e diminuire la compressione. In più, le manipolazioni possono influire positivamente sulla circolazione, aiutando a migliorare la stasi venosa, e sulle nausee, lavorando con particolare attenzione al nervo vago e al riequilibrio del sistema neurovegetativo.</p>
<p><strong>Un parto meno faticoso per mamma e bebè grazie all’osteopatia</strong></p>
<p>Oltre a prevenire dolori e contratture nei nove mesi, le manipolazioni osteopatiche consentono di arrivare al parto in condizioni fisiche ottimali. Durante la seduta l’operatore lavora soprattutto sul bacino, che al momento del parto subisce i cosiddetti cambiamenti di nutazione, ossia il leggero movimento di rotazione dell’osso sacro e delle ossa del bacino che consente l’aumento di diametro necessario per far passare la testolina del bambino. Per far sì che questo succeda, occorre che tutte le articolazioni del bacino siano mobili, libere e non bloccate da restrizioni di movimento, e a questo scopo le manipolazioni dell’osteopata creano una condizione ottimale, che da un lato riduce le tensioni dolorose provate dalla donna, dall’altro facilita le ‘fatiche’ del bebè, che subirà meno traumi durante la nascita.</p>
<p>Altro punto su cui l’osteopata lavora con particolare attenzione è il diaframma, che col trascorrere dei mesi viene compresso dalla crescita del pancione. Le manipolazioni permettono di restituire una migliore funzionalità respiratoria, fondamentale durante il parto per aiutare la mamma a liberare le tensioni, fisiche ed emotive, assecondare al meglio le contrazioni, alleviare il dolore, ossigenare tutto l’organismo, che quindi “lavorerà” in modo più efficace.</p>
<p>Il primo incontro dopo il terzo mese</p>
<p>L’osteopatia è una tecnica innocua e priva di controindicazioni, non utilizza farmaci né strumenti, ma solo movimenti delle mani, che nella donna in attesa sono ancora più delicati. Per questo si può utilizzare senza problemi per tutta la gravidanza, anche se si preferisce “lasciar tranquilla” la futura mamma per i primi tre mesi. A quel punto si programma un primo incontro, nel quale si valuta la presenza di squilibri e si effettua il primo trattamento, poi ci si sente a distanza di 10-15 giorni per sapere come va e si fissano le sedute successive, in base al problema e alla risposta individuale.<br />
L’ideale sarebbe fare un controllo ancora prima della gravidanza, per analizzare la struttura fisica della donna e rimuovere eventuali rallentamenti di mobilità, che consentiranno di affrontare meglio l’attesa e prevenire disturbi.</p>
<p><strong>Utile anche per il neonato</strong></p>
<p>Come per la mamma, anche per il bambino il momento della nascita costituisce un impegno considerevole, poiché il piccolo deve spingere per avanzare lungo il canale del parto, sottoposto alle contrazioni uterine, mentre la sua testolina deve restringersi per adattarsi alle ridotte misure del bacino materno. Un vero e proprio trauma, che però le sue ossa, non ancora completamente ossificate, sono in grado di affrontare e di assorbire, grazie alla loro flessibilità e duttilità, che dopo la nascita consentirà loro di “rimettersi a post”’ spontaneamente nel giro di pochi giorni.</p>
<p>A volte, tuttavia, specie se la nascita è stata particolarmente difficoltosa (travaglio lungo, parto podalico, parto operativo con l’uso di strumenti ostetrici come la ventosa o ricordo ad induzione), queste distorsioni, come vengono definite dagli osteopati, non riescono a risolversi da sé ed ecco che possono provocare al neonato disturbi di vario genere, come rigurgiti, colichette, problemi di sonno, irritabilità. Lo specialista, tramite manipolazioni estremamente delicate a livello cranio-sacrale (due punti che secondo l’osteopatia sono strettamente collegati fra di loro), corregge le disfunzioni, riportando le ossa nella corretta posizione e mettendo il neonato nelle condizioni di stare meglio. Un lavoro ancora più efficace se già durante la gravidanza l’osteopata ha avuto modo di conoscere la struttura delle ossa del bacino materno, poiché saprà già quali possono essere le eventuali problematiche neonatali e come lavorare in modo ottimale sul bambino appena nato.</p>
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		<title>Infertilità e Osteopatia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 07:01:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Infertilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte, anche se tutti gli esami sono a posto e i bambini stentono ad arrivare, potrebbe dipendere da un blocco vertebrale o da un difetto di postura; blocchi e rigidità compromettono l’efficacia del sistema vascolare e nervoso del bacino, di conseguenza gli organi genitali non sono irrorati e innervati efficacemente per il loro corretto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 1.7;">A volte, anche se tutti gli esami sono a posto e i bambini stentono ad arrivare, potrebbe dipendere da un blocco vertebrale o da un difetto di postura; blocchi e rigidità compromettono l’efficacia del sistema vascolare e nervoso del bacino, di conseguenza gli organi genitali non sono irrorati e innervati efficacemente per il loro corretto funzionamento.</span><span id="more-4144"></span></p>
<p>Un caso frequente è quello dello spostamento del coccige, cioè l’ultima parte della colonna vertebrale, articolata con l’osso sacro. Il coccige e’ un osso fondamentale per l’equilibrio del bacino, e spesso traumi, cadute o posture errate possono essere sufficienti per portarlo fuori asse. Questo può influire sull’assetto della colonna, importante per la fertilità. Con l’osteopatia la posizione si può facilmente correggere, migliorando così la fisiologia del bacino.</p>
<p>Le dolci manovre dell’osteopata aiutano anche a ridurre le tensioni causate dalle aderenze all’interno dell’addome , che a volte rendono difficile la gravidanza. In seguito a interventi all’addome, a infiammazioni del tessuto che riveste l’utero e a infezioni da germi come la clamydia, che oggi sono in grande aumento, nei tessuti si possono creare aderenze e ispessimenti. Se le irregolarità si trovano vicino alle tube, il passaggio dell’ovulo in questi canali sottilissimi risulta più faticoso. Anzi, a volte, se si fa un indagine, ci si rende conto che le tube sono chiuse quasi del tutto. Ma non è detto che la situazione sia definitiva. L’Osteopatia in questo caso può aiutare con manovre viscerali delicatissime, che “massaggiano” i tessuti, sciolgono le aderenze e migliorano il flusso sanguigno e linfatico spesso congestionato dalla presenza dei “nodi” fibrosi. I risultati sono buoni: nel giro di qualche seduta può succedere che le tube si aprano e che l’ovulazione riprenda con regolarità.</p>
<p>L’ Osteopatia arriva ad agire anche sull’utero stesso: se è ad esempio retroverso ne può favorire la rotazione e il ritorno nella corretta posizione, rendendo così più probabile la gravidanza. Questo è possibile perché i nostri organi non sono fissi, ma hanno una propria mobilità sui propri assi, che può essere migliorata con le dolci manipolazioni dell’osteopatia. Così si forma un “ terreno” più vitale e accogliente che facilita la gravidanza.<br />
#cameraniosteopatia</p>
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		<title>Lettera di un bambino che deve nascere&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 07:16:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Neonati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Mamma!? Dormi!? La ninna nanna che mi canti di solito è rimasta a metà, soffocata in uno sbadiglio. Ho le lenzuola poggiate addosso, qui sulla pancia, qui fa quasi caldo. Sei stanca stasera, mamma? Oggi a colazione avresti voluto provare dei biscotti nuovi. Ma papà era già uscito, mi hai detto che li mangerete insieme, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mamma!? Dormi!?<br />
La ninna nanna che mi canti di solito è rimasta a metà, soffocata in uno sbadiglio. Ho le lenzuola poggiate addosso, qui sulla pancia, qui fa quasi caldo. Sei stanca stasera, mamma?<br />
Oggi a colazione avresti voluto provare dei biscotti nuovi. Ma papà era già uscito, mi hai detto che li mangerete insieme, domani.<br />
Ti sei vestita di blu, così m&#8217;hai raccontato. Dici che è come il mare, come il cielo. Dici che sarà come me, così immenso, così meraviglioso. E m&#8217;hai messo addosso un maglioncino lavorato a mano, no, senza cinta. Quella non la usi più, hai paura di togliermi il fiato. Ti sei truccata poco. Il mascara ti fa ciglia lunghissime.<br />
T&#8217;ho accompagnato a lavoro, hai preso la macchina, e ti sei arrabbiata con quello che davanti a te ha girato senza mettere la freccia. Gli hai urlato: &#8220;cretino!&#8221;. Ma che significa? E&#8217; una cosa bella? Perchè poi ridevi. Certo che sei buffa, mamma.<br />
Hai mangiato poco, a pranzo. Perchè, non stai bene? Scusa, è colpa mia. Ti fa male la pancia, e sento che vai spesso in bagno, tossisci e t&#8217;appoggi al lavandino. Sono triste, quando stai male. Ma l&#8217;hai sentito il dottore no!? Sta&#8217; tranquilla. Queste cose durano ancora per poco.<br />
E&#8217; fredda quella gelatina che ti mette sulla pancia. Puoi dirgli che mi vengono i brividi, per favore?<br />
Oggi pomeriggio t&#8217;ho sentito parlare di me. Al telefono, dicevi che sto crescendo.<br />
E poi non so, forse eravamo in un parco. O comunque le foglie che pestavi facevano &#8220;cric cric&#8221;. M&#8217;hai spiegato che sono rosse e gialle, e che volano in cielo per abbracciare altre foglie simili a loro.<br />
Allora, visto che sarò simile a te, anche tu m&#8217;abbraccerai?<br />
Guardi film sempre commoventi, cammini con tacchi bassi, aspetti già la primavera, scrivi poesie e le intitoli &#8220;A te, creatura mia.&#8221; e le numeri. Sei arrivata alla ventitreesima. Le imparerò a memoria.<br />
Mamma, dormi!?<br />
Ma quanto tempo devo stare ancora qui?<br />
Voglio conoscerti mamma. Sai, passo i giorni ad immaginarti.<br />
Sei bella, con delle braccia lunghe, capelli ricci, e occhi che piangono spesso. Che c&#8217;è, non mi vuoi?<br />
Ma no, dai che scherzo. Ti sto prendendo in giro.<br />
Papà lo fa spesso con te, no? E poi ridete insieme. Mio Dio, che bella musica i vostri sorrisi. E quando vi sento giocare, son felice anch&#8217;io e non so trattenermi: e allora scalcio, gioco anche io. Ti dò fastidio? Quando vi baciate però, me ne sto in silenzio, mi vergogno, ma mi batte forte il cuore.<br />
Ora lui dov&#8217;è?<br />
Ah sì, me l&#8217;ha detto oggi pomeriggio. Aveva una partita di calcetto, e avrebbe fatto tardi. L&#8217;ho sentito quando gli hai detto che non saresti andata a vederlo, per non farmi prendere freddo. Faccio il tifo per lui anche io sai!? E quando segna, faccio una capriola. Tu m&#8217;hai detto che così esulta anche lui. Comincio a prepararmi, poi m&#8217;insegnerà.<br />
Siete splenditi, insieme.<br />
Adoro quando v&#8217;abbracciate: io rimango nel mezzo, stretto tra di voi, quasi non riesco a respirare. Voglio provarlo ancora, quando sarò davvero con voi.<br />
Mamma!?<br />
Sì, mi sa che dormi. Allora parlo piano e cerco di non muovermi.<br />
Buonanotte, mamma.<br />
Ti voglio bene.<br />
E imparerò presto a dirtelo.</p>
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		<title>Neo-mamme e mal di schiena: un aiuto dall’osteopatia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 05:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[mal di schiena]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraverso la manipolazione il dolore associato ai postumi del parto diminuisce di oltre il 70%. Lo studio pubblicato dalla rivista Journal of the American Osteopathic Association Il mal di schiena persiste anche dopo il parto? Nessun problema, la soluzione è l’osteopatia. Senza l’ausilio di nessun farmaco anti-infiammatorio in poche sedute è possibile ridurre in maniera [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.cameraniosteopatia.com/neo-mamme-e-mal-di-schiena-un-aiuto-dallosteopatia-2/">Neo-mamme e mal di schiena: un aiuto dall’osteopatia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.cameraniosteopatia.com">Camerani Osteopatia</a>.</p>
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<p>Attraverso la manipolazione il dolore associato ai postumi del parto diminuisce di oltre il 70%. Lo studio pubblicato dalla rivista Journal of the American Osteopathic Association</p>
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<div class="ls-box-immagine-credits_img"><img title="" src="http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2015/07/01/Benessere/Foto/RitagliWeb/maleschiena-kQPB-U1060194425930kFD-700x394@LaStampa.it.jpg" alt="" /></div>
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<p>Il mal di schiena persiste anche dopo il parto? Nessun problema, la soluzione è l’osteopatia. Senza l’ausilio di nessun farmaco anti-infiammatorio in poche sedute è possibile ridurre in maniera significativa la percezione del dolore. Ad affermarlo è uno studio presentato oggi dalla rivista Journal of the American Osteopathic Association.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="oas_Frame1"></div>
<p>Come spiega la dottoressa Jennifer Caudle della Rowan University School of Osteopathic Medicine, una delle autrici dello studio, «le complicanze che si possono verificare dopo la nascita di un bambino non riguardano solo la depressione post-partum. Una di queste è il mal di schiena, un problema che può causare notevole disagio limitando la normale attività quotidiana». Il mal di schiena infatti non è poi così raro nel periodo prima e dopo la gravidanza. Secondo gli esperti il dolore affligge circa il 50% delle donne a partire dal primo trimestre della gravidanza sino ad alcuni mesi dopo la nascita del piccolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Farmaci a disposizione ce ne sono ma l’impiego dovrebbe essere limitato per brevi periodi. Ecco perchè un trattamento non farmacologico come la manipolazione da parte dell’osteopata può essere utile in questi casi. Per verificare l’efficacia dell’approccio gli autori dello studio hanno diviso in due gruppi 80 donne accomunate da mal di schiena post-parto. Al primo sono stati proposti quattro trattamenti ad intervalli di due settimane l’uno, al secondo nessuna terapia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle analisi è emerso che nelle donne, in seguito alla manipolazione, il dolore -valutato con un apposita scala- è diminuito di oltre il 70% rispetto a quelle che non erano state trattate. Questi risultati mostrano che nelle donne che hanno partorito è possibile arrivare a ridurre il dolore senza l’ausilio di terapie farmacologiche. Un dato importante poiché, soprattutto nella fase di allattamento, i farmaci utilizzati possono essere “passati” al latte materno» conclude l’esperta.</p>
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		<title>Il training autogeno respiratorio durante il travaglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2016 05:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Training autogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Travaglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il training autogeno respiratorio, o metodo RAT, può agevolare il rilassamento durante il travaglio e, di conseguenza, aiutare ad affrontare meglio il dolore. Si apprende solitamente nei corsi pre-parto ed è un metodo naturale per gestire le contrazioni Che cos’è il training autogeno respiratorio. Il training autogeno respiratorio nasce come tecnica per combattere lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il training autogeno respiratorio, o metodo RAT, può agevolare il rilassamento durante il travaglio e, di conseguenza, aiutare ad affrontare meglio il dolore. Si apprende solitamente nei corsi pre-parto ed è un metodo naturale per gestire le contrazioni</p>
<h3><strong>Che cos’è il training autogeno respiratorio.</strong></h3>
<p>Il training autogeno respiratorio nasce come tecnica per combattere lo stress ed è attualmente molto utilizzato per aiutare le donne ad affrontare in maniera più serena il travaglio. Si compone di sette esercizi che integrano tecniche di rilassamento, respirazione autogena e immaginazione. Per imparare il metodo, occorrono l’aiuto di uno psicologo e molto esercizio autonomo. Il RAT va interiorizzato; deve, cioè, diventare un meccanismo automatico; il travaglio è un momento di grande stress fisico ed emotivo e, per poter applicare in maniera efficace il metodo, è dunque importante che la futura mamma lo conosca bene.</p>
<h3><strong>Come si impara il training autogeno respiratorio</strong></h3>
<p>Solitamente, le lezioni durano circa un’ora e lo psicologo propone gli esercizi in maniera graduale e seguendo un ordine prestabilito.</p>
<p>I primi cinque esercizi mirano ad allenare la percezione del corpo e l’immaginazione; inoltre si impara ad osservare il proprio respiro naturale. Gli altri due portano elementi di disturbo durante l’osservazione del respiro; il fine è quello di allenare la capacità di concentrazione sul proprio respiro anche in condizioni stressanti. Infine, la contrazione viene associata ad immagini e frasi guida; solitamente si usa “mi respira”.</p>
<h3><strong>Training autogeno e travaglio</strong></h3>
<p>Il training autogeno applicato al travaglio è una tecnica che utilizza il respiro per attenuare il dolore. Grazie al respiro autogeno, l’organismo riesce ad esercitare integralmente la propria funzione respiratoria, anche in situazioni di affaticamento e di stress, qual è, appunto, il travaglio. Se ne ricava un duplice beneficio: si riduce la se sensazione di dolore per la madre; si garantisce una migliore ossigenazione al bambino.</p>
<p>Il training autogeno respiratorio non fa leva su meccanismi illusori; non si pone cioè come negazione del dolore ma, aiutando a controllare del respiro, favorisce il rilassamento del perineo e quello generale.</p>
<p>È molto utile, inoltre, anche nella fase espulsiva. Urlare durante il parto non è di alcuna utilità e anzi può essere dannoso. Il respiro regolare, profondo e lento è, invece, di grande aiuto.</p>
<h4><strong>Quando e dove imparare il RAT</strong></h4>
<p>Il training autogeno respiratorio può essere appreso frequentando un corso preparto presso consultori, ospedali pubblici o strutture private. Bisognerebbe iniziare al massimo intorno al quarto mese di gravidanza.</p>
<p>Per informazioni sui corsi della propria zona occorre rivolgersi ai reparti di ginecologia, ai consultori locali, oppure al proprio medico di fiducia.</p>
<p>Per acquisire la tecnica è importante esercitarsi in maniera assidua per alcuni mesi in modo che il controllo della respirazione diventi un meccanismo spontaneo.</p>
<p>Il training autogeno respiratorio, una volta appreso, può essere applicato a tante altre situazioni stressanti.</p>
<p>Per poter utilizzare il training autogeno respiratorio durante il travaglio bisogna esercitarsi, seguendo un programma che può essere appreso seguendo i corsi preparto. Nella quasi totalità dei corsi preparto si insegna, infatti, il training autogeno.</p>
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		<title>&#8220;Perché lo lasci tutto solo nella culletta invece di stringerlo a te?</title>
		<link>https://www.cameraniosteopatia.com/perche-lo-lasci-tutto-solo-nella-culletta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2016 05:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Neonati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Perché lo lasci tutto solo nella culletta invece di stringerlo a te?&#8221; &#8220;Mi hanno detto di fare così, che è meglio abituarlo dall&#8217;inizio, altrimenti si vizia&#8221;&#8230;&#8221;E tu cosa vorresti fare&#8221;? &#8220;Vorrei tenerlo stretto a me&#8221;&#8230; Queste frasi sono profonde ferite&#8230;lame per chi le ascolta, lame per chi le dice e ancor più le pensa. Cos&#8217;è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Perché lo lasci tutto solo nella culletta invece di stringerlo a te?&#8221; &#8220;Mi hanno detto di fare così, che è meglio abituarlo dall&#8217;inizio, altrimenti si vizia&#8221;&#8230;&#8221;E tu cosa vorresti fare&#8221;? &#8220;Vorrei tenerlo stretto a me&#8221;&#8230;</em></p>
<p>Queste frasi sono profonde ferite&#8230;lame per chi le ascolta, lame per chi le dice e ancor più le pensa.<br />
Cos&#8217;è successo all&#8217;umanità, che si è evoluta e continua a farlo incessantemente in ogni ambito, ma pare regredire in quello della maternità?Com&#8217;è possibile al giorno d&#8217;oggi credere che sia giusto lasciare un bambino solo, magari in lacrime, rinnegando il proprio istinto e la propria natura di mammiferi?Come si può pretendere autonomia da un cucciolo di pochi mesi o di pochi anni?<br />
Chi continua a propinare certi &#8220;modelli educativi&#8221; e a fare leva sulla labilità delle neomamme?<br />
Nell&#8217;era di Internet, dei mass media, dell&#8217;informazione facile e non sempre filtrata, delle suocere e le cognate con il giudizio sempre pronto e spesso non richiesto, non rimane che ascoltare il proprio istinto e accogliere i desideri del bambino.<br />
I bambini non conoscono &#8220;vizi&#8221;, &#8220;capricci&#8221;, &#8220;abitudini&#8221;. E non sono &#8220;monelli&#8221;, &#8220;pretenziosi&#8221; né &#8220;mammoni&#8221;.<br />
Un bambino è un bambino e ha bisogno di cure, di amore, di calore e di contatto&#8230;di sapere che ci siamo.<br />
Un bambino lasciato solo capirà che è giusto lasciare gli altri soli.<br />
Un bambino amato e coccolato saprà che è giusto amare gli altri, riuscirà a fidarsi e ad affidarsi e farà lo stesso per gli altri. Vivrà in modo equilibrato e con autostima e quando lo riterrà opportuno deciderà di intraprendere da solo la sua strada, consapevole di poter contare su chi gli ha sempre trasmesso amore e vicinanza.<br />
Ascoltiamo il nostro istinto e i nostri bisogni reali.<br />
Siamo mammiferi, non scordiamolo!</p>
<p>Dott.ssa Ost. Daniela Santoro</p>
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		<title>BENEFICI DEL TAGLIO DEL CORDONE RITARDATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Bruno Maria Camerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 04:44:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cordone ombelicale]]></category>
		<category><![CDATA[Maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tagliarlo almeno 30 secondi dopo la nascita del bambino lo fa crescere meglio: presto potrebbe diventare una regola condivisa, anche in Italia Una delle prime cose che bisogna fare quando nasce un bambino, è tagliare il funicolo ombelicale, il cordone che collega il feto alla placenta della propria madre e gli consente di ricevere il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.cameraniosteopatia.com/benefici-del-taglio-del-cordone-ritardato/">BENEFICI DEL TAGLIO DEL CORDONE RITARDATO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.cameraniosteopatia.com">Camerani Osteopatia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="amp-wp-subtitle">Tagliarlo almeno 30 secondi dopo la nascita del bambino lo fa crescere meglio: presto potrebbe diventare una regola condivisa, anche in Italia</h2>
<p>Una delle prime cose che bisogna fare quando nasce un bambino, è tagliare il funicolo ombelicale, il cordone che collega il feto alla placenta della propria madre e gli consente di ricevere il nutrimento nei mesi della gravidanza. Il termine tecnico usato da medici e ostetrici per indicare la procedura è “clampaggio”, dall’inglese “clamp” che significa “morsetto”. Anche se è una delle prime cose da fare, il taglio del cordone non va eseguito immediatamente dopo la nascita, in modo da lasciar defluire il sangue in esso contenuto nel corpo del neonato, <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD004074.pub3/abstract" target="_top" rel="noopener noreferrer">aumentando così le sue riserve di ferro</a> e rafforzandolo in altri modi. In passato si pensava che tagliare subito il cordone ombelicale potesse diminuire il rischio di emorragie nella madre e per questo non si faceva il cosiddetto “clampaggio ritardato”, ma <a href="http://www.cochrane.org/CD004074/PREG_effect-timing-umbilical-cord-clamping-term-infants-mother-and-baby-outcomes" target="_top" rel="noopener noreferrer">ricerche successive</a> hanno dimostrato che non c’è una correlazione tra le due cose. Non esistono ancora regole precise e condivise da tutta la comunità medica internazionale sui tempi del clampaggio, ma le cose potrebbero presto cambiare, anche in Italia.</p>
<p>Inoltre fino a qualche decennio fa si credeva che quello presente nel cordone ombelicale fosse sangue ordinario, ma oggi sappiamo che questo contiene invece una dote inestimabile: infatti è sangue che contiene le importantissime cellule staminali. Queste non solo posseggono proprietà rigenerativa ma possono essere impiegate dall’organismo del bambino per costituire diversi tipi di cellule, utili per diversi organi.</p>
<p>Per questo motivo molti studi sostengono l’ipotesi che vi siano grandi benefici a lasciare il cordone ombelicale intatto almeno per qualche minuto dopo la nascita.</p>
<p>Il beneficio più evidente e facilmente misurabile riguarda la prevenzione dell&#8217;anemia: mantenere il cordone ombelicale collegato aiuta a prevenire l’anemia per i neonati. Alcuni studi hanno verificato che ritardare di 30 secondi il taglio nei neonati prematuri, oltre che prevenire l’anemia aiuta ad evitare disturbi come l’emorragia intraventricolare, riduce la possibilità dell’insorgere di infezioni ed anche il bisogno di trasfusioni di sangue.</p>
<p>Quali sono le conseguenze positive del taglio ritardato ce lo illustra brevemente in questo video il dr. Ricardo Chavez, pediatra e neonatologo Brasiliano, intervenuto proprio sul tema del taglio del cordone al Convegno inter-atlantico sulla nascita e la salute primaria, tenutosi quest&#8217;anno a Las Palmas di Gran Canaria.</p>
<p>Ciò che Chavez afferma, è che vi sono studi che mostrano che i benefici sono rilevabili non solo alla nascita, il taglio ritardato ha infatti conseguenze positive su allattamento, irrorazione sanguigna degli organi, e molto altro. Ma,soprattutto, che c&#8217;e&#8217; un aspetto di grande interesse che ancora l&#8217;evidenza scientifica non ha indagato, e riguarda le conseguenze del taglio immediato sullo sviluppo sensoriale del bambino&#8230;</p>
<p>Conseguenze del taglio precoce del cordone &#8211; Ricardo Chavez</p>
<p>Ritardare il taglio del cordone ombelicale può avere un effetto positivo per il neonato. Infatti, se si ritarda di 2-3 minuti, il bambino può ricevere altri 40 ml di sangue materno per chilogrammo di peso. Nel caso di un neonato che pesi tre chili, che abbia un livello di emoglobina di 170 g/l questo equivale ad aumentare le riserve di ferro di 75 mg. Se si tiene presente che nei piccoli di mamme che avevano bassi livelli di ferro, oppure erano anemiche, una delle conseguenze più frequenti è lo sviluppo di carenze di ferro attorno ai sei mesi di età, è facile capire che questo ritardo potrebbe essere provvidenziale per arrivare con scorte adeguate al momento in cui sarà possibile attuare altre manovre per correggere eventuali anemie. Che l&#8217;effetto potesse essere questo si sapeva, ma sono sempre mancati studi che ne valutassero a lungo termine l&#8217;efficacia. E&#8217; quello che hanno fatto alcuni ricercatori di Città del Messico*.</p>
<p>Lo studio si è svolto coinvolgendo 358 coppie mamma-bambino, alcune delle quali presentavano i fattori di rischio classici (anemia e carenza di ferro per le madri, basso peso alla nascita&#8230;) e altri no. Un campione rappresentativo di diverse situazioni, quindi. In una metà del campione, il taglio del cordone ombelicale è stato rapido, entro i 30 secondi, nell&#8217;altro si sono attesi 90 secondi. A sei mesi di età è stato valutato lo stato ematologico dei bambini. A questa età, i piccoli il cui cordone ombelicale era stato tagliato più tardi presentavano valori superiori, ma nell&#8217;intervallo normale, del volume corpuscolare, che se è troppo basso o troppo elevato è segno di anemia. Inoltre, presentavano valori superiori di ferro corporeo totale e di ferritina, la proteina prodotta dal fegato che serve a immagazzinare il ferro.</p>
<p>Inoltre, i ricercatori hanno valutato quali bambini traevano i maggiori vantaggi da questa manovra. Il beneficio era più spiccato nei nati di basso peso, tra 2,5 e 3 kg, in quelli che nascevano da mamme i cui livelli di ferritina erano piuttosto bassi e, infine, in quelli che non avevano già ricevuto alimenti fortificati con ferro, in pratica quelli allattati al seno.</p>
<p>In definitiva, se si attendono due minuti per recidere il cordone ombelicale, si può prevenire efficacemente lo sviluppo di carenze di ferro. E&#8217; un dato importante, se si tiene conto che nei paesi in via di sviluppo, il 50% dei bambini sviluppa anemia vera e propria entro il primo anno di età, e anche fuori dalle area disagiate, non è detto che l&#8217;anemia materna, o la deficienza di ferro, siano tanto rare, come la possibilità di una nascita sottopeso. Questo semplice intervento, che non costa nulla, può migliorare di gran lunga le prospettive. Quanto ai rischi per la madre, nello studio le donne del gruppo in cui si è atteso per il taglio non hanno presentato emorragie o sanguinamenti superiori. Con le attuali tecniche di preparazione e assistenza, nei parti normali è difficile che possano prodursi incidenti di questo tipo.</p>
<p>*: Chaparro CM et al. Effect of timing of umbilical cord clamping on iron status in Mexican infants: a randomised controlled trial. The Lancet 2006; 367:1997-2004</p>
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		<title>Le emozioni del bambino durante la gravidanza decidono la sua vita futura</title>
		<link>https://www.cameraniosteopatia.com/le-emozioni-del-bambino-durante-la-gravidanza-decidono-la-sua-vita-futura/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2016 04:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale: il legame tra le emozioni e i traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino in età adulta Nel film 2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick ripercorre tutti i passaggi dell’evoluzione della vita su questo pianeta come processo necessario a rinnovare la meraviglia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale: il legame tra le emozioni e i traumi nel periodo prenatale e la futura vita del bambino in età adulta</p>
<p>Nel film 2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick ripercorre tutti i passaggi dell’evoluzione della vita su questo pianeta come processo necessario a rinnovare la meraviglia, lo stupore, ma anche a stimolare una rinnovata attenzione alla vita così come si presenta a ciascun uomo e a ciascuna donna nella sua interezza. Che cos’è il nostro esserCi se non un eterno accorgersi della vita intorno e della vita dentro? Ogni nostro gesto, ogni nostro pensiero, le nostre azioni, anche le più semplici, da dove originano, da cosa sono motivate? Noi siamo liberi così come crediamo? Chi siamo noi? Chi sono io? Perché un odore può dare fastidio e un altro può suscitare una commozione, perché alcune persone compiono gesti che suscitano dei ricordi, perché fumo, perché mangio troppo o troppo poco e così via? Ognuno di noi potrebbe campionare tranquillamente tutta una serie di comportamenti propri o degli altri a cui è consapevolmente sensibile e da cui è inspiegabilmente attivato a livello emozionale, secondo vari gradienti, fino ad arrivare, talvolta, a essere bloccato nell’agire a causa del proprio modo di “sentire” la realtà. Joaquin Grau descrive questo mondo emozionale, talvolta così travolgente, come “verità sentita” e la definisce coraggiosamente come l’“unica verità”. E ipotizza, così come tanti altri autori, che molte delle azioni, pensieri, scelte che le persone compiono in età adulta siano il necessario svolgersi di una sinfonia le cui note primordiali sono state tutte scritte, sotto dettatura, dal concepimento alla nascita, e successivamente nei primi anni di vita. Nostro malgrado ci troveremmo cioè costretti a sviluppare nella nostra esistenza tutta una serie di comportamenti per rinnovare l’attenzione emozionale necessaria alla risoluzione o alla compensazione delle condizioni traumatiche che si sono presentate dalconcepimento alla nascita e successivamente almeno nei primi anni di vita. Grau definisce queste condizioni con l’acronimo “CAT”, cioè Cumuli Analogici Traumatici: le prime note, il primo deposito nella memoria cellulare, di emozioni qualitativamente e soggettivamente dolorose e quindi non pienamente ascoltate o respinte come “sentire”. Ovvero ipotizza come presupposto di partenza per un percorso di comprensione e superamento, la possibilità di attivare una consapevolezza di noi nell’attraversamento delle nostre emozioni, quando percepite come dolorose e spiacevoli.</p>
<p><strong>L’universo emozionale del bambino</strong><br />
Questa riflessione, che non vuole essere un’affermazione, bensì uno stimolo di ricerca, ci può portare a riconsiderare tutto il processo, dal concepimento alla nascita, come interregno di sviluppo e deposito dei primi nuclei traumatici emozionali a carico della memoria cellulare dell’embrione, del feto e poi del bambino. Come sappiamo, il primo aggregato di cellule nel grembo della madre non pensa, perché non ha a disposizione un sistema nervoso centrale maturo, ma è suscettibile alle emozioni della madre che inconsapevolmente trasmette il suo sentire piacevole o spiacevole al tutto in potenza, ma ancora indifferenziato, che ospita all’interno del suo corpo e che sta diventando, giorno dopo giorno, il “suo” bambino. Durante la gestazione, madre e bambino costituiscono un tutt’uno emozionale in cui la madre processa il suo sentire, ovvero lo comprende e lo trasforma, mentre l’embrione – poi feto e bambino – ne viene impregnato mantenendo nella propria memoria profonda l’emozione, la quale potrà poi successivamente riemergere in età adulta in presenza di situazioni emozionalmente analoghe. Il bambino cresce, si sviluppa e apprende fino all’età di circa sette anni sostenuto da processi di pensiero tipicamente definiti come analogici e prelogici, mantenuti dalle onde cerebrali theta, caratteristiche dell’emisfero cerebrale destro. La fondamentale differenza di questa modalità di apprendimento rispetto a quella fondata su processi logici e razionali (che appartengono all’emisfero sinistro e che si muovono sulle onde beta, più veloci) che si sviluppano nel corso della crescita e dominano la vita adulta, consiste nel fatto che il bambino si muove, in questo periodo della sua esistenza, in una dimensione in cui non è il nesso causale a costruire il suo universo di conoscenza, bensì quello analogico. Le cose, le esperienze, si richiamano perché riconducono allo stesso vissuto emozionale e non perché sono simili per caratteristiche oggettive: è la qualità dei vissuti a generare i nessi che costituiscono il mondo in cui il bambino vive. Un’esperienza emozionale di abbandono, ad esempio, può essere vissuta in diverse circostanze e per motivi completamente diversi, ma tutto ciò, per l’emisfero cerebrale destro, che è l’archivio delle nostre emozioni, non riveste alcuna importanza. Ciò che conta è che il bambino, in quel momento, anche in una circostanza oggettiva radicalmente diversa, si trova a esperire nuovamente quella emozione. Né va dimenticato che il bambino, nella pancia della mamma e in diversa misura fino a circa due anni, non distingue tra le sue emozioni e quelle che gli provengono dal quel sé più grande che per lui è l’unico universo esistente: la madre. Fino all’età di sette anni il bambino non riesce a produrre i primi tentativi di ragionamento formale, cioè consequenziale, secondo un punto di vista logico, tant’è che per poter comunicare con lui ci riferiamo alla necessità di utilizzare linguaggi magici e analogici, tipicamente utilizzati nelle fiabe, nelle ninne nanne e nelle cantilene. Fino all’età di sei anni circa, è impossibile consolare un bambino che piange perché ha avuto paura del rumore di un aereo che sta passando nel cielo, o delle urla di persone che discutono fra loro. Inutile convincerlo a parole di non aver paura e che questi stimoli non lo riguardano e che tantomeno sono pericolosi per lui: egli li percepisce come un cucciolo indifeso nella foresta, che non sa interpretare correttamente la realtà che o circonda e che prova potenzialmente paura per tutto. Conviene invece abbracciarlo, coccolarlo, accarezzarlo, cioè fargli “sentire” attraverso l’esperienza fisica, un’emozione gratificante e piacevole, per scacciare l’esperienza spiacevole dal suo qui e ora. Il bambino vive costantemente nel presente. Dai sei o sette anni in poi, con la maturazione del pensiero logico sostenuto dalla maturazione delle onde cerebrali beta, il bambino è in grado di “leggere” la realtà e di “discernere”, acquisendo una risorsa di protezione per il mondo emozionale. È caratteristica del pensiero beta l’analizzare, dividere, distinguere e selezionare. Non a caso in questa fase di sviluppo del bambino si stabilizzano ed entrano a far parte della sua esperienza concreta i concetti di tempo, spazio, io, mio, e il linguaggio verbale viene utilizzato stabilmente come strumento di comunicazione col mondo esterno.</p>
<p><strong>Comprendere i nuclei emozionali traumatici</strong><br />
A partire da questo impianto, quali sono le risorse reali che consentono di fronteggiare lo sviluppo di contesti emozionali disfunzionali o addirittura dannosi per il benessere della persona? Grau definisce e riunisce l’insieme di queste risorse nell’Anateoresi, che non è una disciplina o una scienza esatta, bensì un’esperienza del soggetto, affettivamente ed emozionalmente presente a sé e che consapevolmente ricontatta i propri nuclei emozionali traumatici per risentirli in modo consapevole anche a livello fisico. Questa riconnessione permette di ricondurre quei nuclei a un contesto che viene visto, sentito, attraversato, in una parola compreso: finalmente theta può parlare a beta, e l’esperienza dolorosa può essere integrata dai due emisferi, il destro e il sinistro, e dai due linguaggi – logico e analogico – e diventare bagaglio di esperienza vissuta e sapienza reale da trasformare in accresciuta consapevolezza ed equilibrio della persona. Nel percorso dell’Anateoresi è l’operatore ad accompagnare la persona in questo incontro con parti di sé, attraverso un rilassamento profondo a onde theta in un’esperienza di soglia da cui affacciarsi consapevolmente sui contenuti emozionali nascosti, celati e dimenticati, ma ricontattati con l’utilizzo di linguaggi specifici, squisitamente analogici. L’Anateoresi mette quindi a disposizione due esperienze reali: un rilassamento profondo, che prende il nome di “induzione allo stato regressivo anateoretico” e il dialogo anateoretico, modalità di accompagnamento all’esperienza. Sono questi gli strumenti che contraddistinguono la prassi anateoretica da altre tecniche di supporto alla persona per il proprio benessere.<br />
<strong>Sviluppo emozionale in utero: un percorso per mamme in attesa</strong><br />
Questo percorso riguarda le persone adulte che decidono di affrontare eventuali nodi irrisolti, di natura fisica o emozionale, che avvertono presenti in loro. La domanda da porre a questo punto però è: come intervenire preventivamente per contenere, ridurre, governare l’impatto emozionale traumatico sul figlio in gestazione? A questo scopo è stato ideato, costruito e sperimentato il percorso prenatale rivolto alle mamme in attesa. La mamma che prende coscienza della relazione che esiste tra quello che vive personalmente e quello che si trova a vivere il bambino, può, prima di tutto, con questa consapevolezza, cercare di evitare, per quanto possibile, impatti emotivi forti e stress particolari, sia psichici che fisici. A un livello più profondo, però, può andare a ritrovare o a riscoprire la forte connessione di natura percettiva ed emozionale che da sempre ha in sé, in nuce, col proprio bambino, ma di cui non sempre è consapevole, e che ruota intorno a due elementi fondamentali: la trasmissione di amore e la trasmissione di presenza, di esserci. Queste due chiavi, apparentemente “ovvie”, certamente naturali, e assolutamente sufficienti, costituiscono a un livello profondo la base su cui il bambino ha la possibilità di costruire una biografia emozionale equilibrata e serena. Grau articola il percorso prenatale intorno al contatto percettivo con il bambino, che apre a un ventaglio molto ampio di esperienze da vivere insieme – mamma e bambino – e che sono tutte di natura gratificante. In questa dimensione la cosa più importante è che la madre possa trasmettere amore in maniera profonda e consapevole, scoprendo una possibilità di comunicazione e scambio a cui lei sola può accedere, facendo percepire al bambino il fatto di essere costantemente accanto a lui, e di trasmettergli amore e presenza. Questo tipo di contatto percettivo-emozionale può essere ritrovato attraverso alcune sedute di Anateoresi prenatale per poi, una volta compreso, essere esperito e rivissuto in qualunque momento della giornata dalla madre stessa, senza bisogno di altro sostegno se non quello della fiducia in se stessa e della sua capacità di “sentire” il suo bambino.</p>
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