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Attraverso la manipolazione il dolore associato ai postumi del parto diminuisce di oltre il 70%. Lo studio pubblicato dalla rivista Journal of the American Osteopathic Association

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Il mal di schiena persiste anche dopo il parto? Nessun problema, la soluzione è l’osteopatia. Senza l’ausilio di nessun farmaco anti-infiammatorio in poche sedute è possibile ridurre in maniera significativa la percezione del dolore. Ad affermarlo è uno studio presentato oggi dalla rivista Journal of the American Osteopathic Association.

 

Come spiega la dottoressa Jennifer Caudle della Rowan University School of Osteopathic Medicine, una delle autrici dello studio, «le complicanze che si possono verificare dopo la nascita di un bambino non riguardano solo la depressione post-partum. Una di queste è il mal di schiena, un problema che può causare notevole disagio limitando la normale attività quotidiana». Il mal di schiena infatti non è poi così raro nel periodo prima e dopo la gravidanza. Secondo gli esperti il dolore affligge circa il 50% delle donne a partire dal primo trimestre della gravidanza sino ad alcuni mesi dopo la nascita del piccolo.

 

Farmaci a disposizione ce ne sono ma l’impiego dovrebbe essere limitato per brevi periodi. Ecco perchè un trattamento non farmacologico come la manipolazione da parte dell’osteopata può essere utile in questi casi. Per verificare l’efficacia dell’approccio gli autori dello studio hanno diviso in due gruppi 80 donne accomunate da mal di schiena post-parto. Al primo sono stati proposti quattro trattamenti ad intervalli di due settimane l’uno, al secondo nessuna terapia.

 

Dalle analisi è emerso che nelle donne, in seguito alla manipolazione, il dolore -valutato con un apposita scala- è diminuito di oltre il 70% rispetto a quelle che non erano state trattate. Questi risultati mostrano che nelle donne che hanno partorito è possibile arrivare a ridurre il dolore senza l’ausilio di terapie farmacologiche. Un dato importante poiché, soprattutto nella fase di allattamento, i farmaci utilizzati possono essere “passati” al latte materno» conclude l’esperta.

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