Perchè è importante gattonare?

Il verbo “gattonare” sta a indicare l’avanzare con le mani e con le ginocchia sul pavimento (riferito ai bambini che non hanno ancora imparato a camminare). Spesso si pensa che saltare questa tappa motoria e passare direttamente alla deambulazione non abbia nessuna importanza dal punto di vista motorio, della coordinazione e dello sviluppo cognitivo, ma vedremo che non è così. Il gattonamento prepara e allena il bambino alla sua futura coordinazione motoria; inoltre il passaggio dalla posizione quadrupedica a quella bipede (in piedi) permette la formazione delle curve fisiologiche.

Solitamente il periodo tra i 6 e gli 8 mesi prevede che il bambino acquisisca la capacità di stare in equilibrio su mani e piedi a pancia sotto. Generalmente tra i 9 e i 10 mesi inizia il gattonamento, ma ci sono bimbi che iniziano anche più tardi. Non è importante anticipare le tappe motorie quanto raggiungerle quando si è veramente pronti!

Grazie al gattonamento il bambino:

  • Aumenta la coordinazione occhio-mano: quando i piccoli esaminano un oggetto, ad esempio, imparano a sviluppare la distanza ed il posizionamento e a sfruttare il movimento delle mani per raggiungerlo in sincronia con gli occhi, che devono poter lavorare insieme.
  • Impara a utilizzare entrambe le orecchie e tutti e due gli occhi (visione binoculare).
  • Sviluppa la propriocezione: impara a percepire la posizione del corpo nello spazio e il grado di contrazione dei propri muscoli anche senza l’aiuto visivo.
  • Sviluppa le funzioni cognitive. Avete mai sentito parlare del lato destro e sinistro del cervello? Ebbene, per poter funzionare al meglio, queste due parti devono essere in piena comunicazione tra loro, e la loro capacità di comunicare non è un’abilità del tutto innata. I movimenti richiesti per gattonare portano i due lati del cervello ad interagire tra loro, creando aree di informazioni importanti per la maturazione delle diverse funzioni cognitive.
  • Aumenta la fiducia in se stesso: il bambino impara anche a prendere decisioni circa la destinazione e la velocità, e sperimenta il piacere provocato dal raggiungimento del suo obiettivo.
  • Sviluppa lo schema crociato, ovvero la funzione neurologica per cui il braccio destro si muove in sincronia con la gamba sinistra e viceversa.

Un bambino che gattona rappresenta un progresso sia a livello fisico che neurologico; muoversi in questo modo lo prepara anche a sviluppare successivamente competenze più complesse, come ad esempio la capacità di leggere e scrivere.

Il bambino si sviluppa passando attraverso fasi precise e programmate che, se anticipate, portano a una disorganizzazione neurologica. Sono stati trovati dei collegamenti tra il mancato gattonamento e la dislessia, la cattiva coordinazione, la mancanza di concentrazione e i disturbi dell’apprendimento. Tutto questo è dovuto ad interferenze di sviluppo neurologico, di integrazione tra emisfero destro e sinistro; questo non significa che l’assenza di gattonamento sia la causa delle condizioni sopracitate, ma che esistono problematiche preesistenti che impediscono o rallentano il gattonamento ed influiscono anche sui problemi di cui ho parlato.

Perché un bambino non gattona?

Dipende da molte variabili, non solo dalla maturazione del sistema nervoso centrale, ma anche dalla risultante di una serie di fattori che cooperano tra loro: fattori ambientali o motivazionali (un bambino che spesso viene tenuto in braccio, o nel box o nel girello sarà poco motivato). Alcuni bimbi saltano completamente il gattonamento, altri trovano sistemi diversi per spostarsi: chi si sposta in posizione quadrupedica usando una sola gambina e tenendo l’altra flessa e ruotata all’esterno; chi è seduto per terra e si sposta con piccoli saltini o trascinandosi; chi si mette seduto con una gambina piegata e l’altra stesa e si trascina con il sedere per terra; chi con l’aiuto delle mani e delle gambe, avanza rotolando per terra; chi si sposta strisciando il pancino a terra e avanzando prima con le braccia e poi con le gambe.

IL PUNTO DI VISTA OSTEOPATICO:

L’espressione motoria e posturale di ogni bambino ci mostra le sue tensioni e le zone di poca mobilità, in questi casi si possono riscontrare tensioni meccaniche del bacino e delle anche (ad esempio nei bambini che sono stati podalici durante la gravidanza). Spesso un bacino che ha sviluppato una maggiore tensione da un lato rispetto all’altro correlata a una rotazione preferenziale della testa del bambino, è associata a plagiocefalia posizionale. Inoltre in questi casi il neonato, con molta più frequenza, viene mantenuto per tutto il tempo a pancia in su (questo certamente per prevenire la SIDS), cosa che però va a discapito di posizioni fondamentali e preparatorie per le successive tappe motorie, come la posizione a pancia in giù (se quest’ultima posizione viene trascurata nei primi mesi, quando successivamente il bimbo vi viene posizionato, fa fatica a mantenerla, piange e si innervosisce).

Come interviene l’osteopata?

L’osteopata andrà a lavorare sulle zone più carenti a livello del cranio, a livello fasciale e a livello strutturale, per consentire il raggiungimento di un equilibrio che consenta al bambino di autoregolarsi e di poter sfruttare al meglio tutte le sue capacità motorie. Generalmente dopo il trattamento osteopatico vengono dispensati alcuni consigli e vengono personalizzati gli esercizi da fare a casa (che possono variare da un piccolo paziente all’altro), con lo scopo di rinforzare e ottimizzare il trattamento osteopatico.

Quali sono i consigli e gli esercizi per i genitori a casa?

  • Non anticipare le tappe, anche se tutti siamo fieri di mostrare come il nostro bambino cammina e mangia precocemente da solo.
  • Lasciare il bambino a pancia in giù (quando è molto piccolo anche pancia a pancia con la mamma) anche durante il cambio del pannolino, e successivamente anche per pochi minuti durante il giorno aiuta il suo sviluppo. Intorno ai 4 mesi riuscirà a sostenere la testa e a guardarsi intorno.
  • Mettersi a terra insieme al bimbo per farlo sentire più a suo agio, specialmente all’inizio.
  • Limitare il tempo che il bimbo passa su seggiolone, passeggino, ovetto o sdraietta.
  • Se il bambino è alimentato con formula, dare il biberon non sempre dallo stesso lato così da non limitare sempre lo stesso braccio e lo stesso occhio, ma alternare le posizioni per lo sviluppo bilaterale di occhio e braccio.
  • Lasciare il bimbo il più possibile a terra, utilizzando tappeti ad incastro o creando un ambiente dove non ci siano rischi legati a scale o oggetti pesanti.
  • Gattonare a fianco del bambino, muovendosi insieme verso il giocattolo o verso un altro oggetto che abbia catturato la sua attenzione.

Bisogna, in sintesi, lasciare il bambino completamente libero di esplorare il mondo che lo circonda e le sue nuove capacità motorie.

Fonte:

www.bambinonaturale.it

Dott.ssa Silvia Nardocci, fisioterapista e osteopata per bambini e donne in attesa, co-fondatrice del sito Essere in Salute.

Insonnia del bambino? La soluzione viene dall’osteopatia

Insonnia del bambino? La soluzione viene dall’osteopatia

 

Il bambino riposa solo per un’ora o poco più? Irritato e inconsolabile piange continuamente, obbligando i genitori a notti insonni per mesi.

Dopo avere escluso gravi patologie, il pediatra spesso dichiara di non comprenderne la causa è quindi di non avere una cura per risolvere il disturbo. A volte, tenta di contenere il sintomo, somministrando un farmaco dalle proprietà sedative ipnotiche, la niaprazina (Nopron). L’utilizzo di tale farmaco a lungo pone dei seri interrogativi etici, tanto al medico che ai genitori.

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Perché portare un bambino dall’osteopata?

È credenza comune che i neonati e i bambini, proprio perché giovani e flessibili, non possano soffrire di nessuno stress strutturale corporeo.

La realtà invece è molto differente.
La nascita per un neonato è uno dei momenti più stressanti della sua vita.
Egli è soggetto a enormi forze, l’utero infatti spinge con molta forza per espellere il bambino contro la naturale resistenza offerta dal canale del parto.
Il bambino ruota, si attorciglia e viene infine come “strizzato” attraverso le ossa pelviche. Un breve, stimolante e decisamente stressante viaggio verso il mondo esterno.

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OTITE MEDIA INFANTILE, Osteopatia e Pediatria

 

Il trattamento osteopatico per le otiti offre spesso risultati eccellenti!
L’otite media è una delle patologie che interessano maggiormente l’ambito pediatrico a causa della forma e della posizione delle tube di Eustachio, che non consentono un buon drenaggio dei muchi dall’ orecchio medio verso le altre vie aeree, cosicché la pressione aumenta, provocandone dolore. Read more…

QUANDO PORTARE IL NEONATO DALL’OSTEOPATA

Salute – Quando portare il neonato dall’osteopata

La nascita per un neonato è uno dei momenti più stressanti della sua vita. Egli è soggetto a enormi forze, l’utero, infatti spinge con molta forza per espellere il bambino contro la naturale resistenza offerta dal canale del parto. Il bambino ruota, si attorciglia e viene infine come “strizzato” attraverso le ossa pelviche. Un breve, stimolante e decisamente stressante viaggio verso il mondo esterno.

La testa del bambino ha l’abilità di modellarsi e cambiare forma in risposta allo stress di un normale travaglio. La distorsione nella testa come risultato del travaglio dovrebbe rilasciarsi naturalmente subito dopo il parto. Ad ogni modo ci sono molte ragioni perché il travaglio possa risultare difficoltoso e stressante per entrambi, madre e bambino. Come risultato può succedere che il bambino sia incapace di risolvere completamente gli effetti stressogeni di questi nascita; se questo accade egli dovrà adattare e accomodare questi stress e questi strain durante la sua crescita (con notevole difficoltà e non sempre con successo). Inoltre il cranio del neonato può essere sottoposto astress meccanici di tipo posizionale (dalla posizione a livello fetale a quella assunta nel lettino). Questi stress meccanici, che avvengono con corretta presenza delle  suture del cranio, sono relativamente benigni.

L’asimmetria nel neonato si presenta in percentuale molto frequente, in particolare abbiamo:

– torcicollo (16%),

– asimmetria della mandibola (13%),

– asimmetria facciale

– plagiocefalia posteriore per posizione supina se mantenuta troppo a lungo.

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Esistono 3 principali deformità craniche:

1) plagiocefalia (dove la testa assume una forma a parallelogramma),

2) brachicefalia o pachicefalia (testa dalla forma schiacciata in senso anteroposteriore e allargata in senso laterolaterale),

3) scafocefalia (tipica dei prematuri: testa dalla forma allungata e stretta).

  • PLAGIOCEFALIA

Le deformità che si presentano più frequentemente all’osteopata sono di tipo plagiocefalico associato o no al torcicollo, fenomeno causato da un anomala tensione del muscolo sternocleidomastoideo (SCOM).

Secondo la disciplina osteopatica, un anomalo rapporto tra osso occipitale e osso temporale sarebbe alla base dell’alterazione dello SCOM poiché il nervo accessorio che innerva questo muscolo passando nel foro giugulare può subire alterazioni. Quando questo muscolo è teso la testa del neonato si piega in avanti, si inclina dal lato della tensione e ruota dal lato opposto: a causa di questo il bambino sarà portato a stare disteso sempre nella stessa posizione, aggravando così la deformità posizionale del cranio.

Ci sono varie possibilità di trattamento per questo tipo di disturbo: principalmente osteopatia e la neuropsicomotricità.

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  • TRATTAMENTO

E’ possibile palpare e valutare la plagiocefalia e la deformità del cranio tramite precise capacità manuali.

Dopo questa valutazione iniziale l’osteopatapuò trattare con manovre estremamente dolci il cranio del neonato e, nel corso delle sedute, ottenere un vero e proprio “rimodellamento” della morfologia del cranio spesso riportando in una buona simmetria l’allineamento degli occhi e delle orecchie ottenendo così una maggior armonia del viso.

  • CONCLUSIONI

Il trattamento delle deformità del cranio, secondo alcuni autori potrebbe contribuire alla prevenzione di: scoliosi, difetti di forma cranio-facciale e disturbi derivati dalle alterazioni della forma del cranio (disturbi visivi, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, ecc…).

Con il trattamento si ottengono nell’immediato miglioramenti nelle capacità di movimento del neonato, miglioramento del suo ritmo sonno veglia, riduzione di alcuni disturbi viscerali (reflusso e altro) per cui il trattamento di questi disturbi con approccio osteopatico è estremamente interessante.

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In ogni caso va ricordato che è fondamentale la diagnosi medica prima di procedere con il trattamento osteopatico: a volte delle plagiocefalie che si presentano estremamente benigne sono frutto invece di saldatura anomala di alcune suture, anche estremamente difficili da investigare.

Osteopatia e pediatria

L’osteopatia pediatrica è il caso più reale di medicina preventiva. È la terapia elettiva per il neonato che subisce in caso di nascita naturale il trauma da parto, in caso di cesareo invece permette la riattivazione da parte dell’osteopata del Meccanismo di Respirazione Primario. L’osteopata si prende cura del bambino considerandolo come un’unica unità funzionale di corpo, emozioni, mente e spirito.

Ecco l’importanza che in molti altri paesi del nord Europa viene data al ruolo dell’osteopata fin dalla sala parto a fianco all’ostetrica, assistendo alla dinamica del parto per poi verificare, nell’immediato, se la dilatazione e la  contrazione delle ossa del cranio, che sono collegate al sacro, avviene rispettando i limiti fisiologici.

 

 

PERCHE’ PORTARE UN BAMBINO DALL’OSTEOPATA?

“I tessuti posseggono una loro memoria” e tutto rimane impresso. Per questo è importante l’osteopatia nei

bambini, perché evita che le disfunzioni si strutturino.

 

Il passaggio della testa del feto lungo il canale del parto determina un modellamento delle ossa craniche ed uno stimolo meccanico essenziale per uno sviluppo regolare e di tutto il corpo. Se questo viene a mancare, come in caso di parto cesareo, l’intervento dell’osteopata può rendersi necessario per favorire una crescita più corretta possibile. La pressione subita dal cranio al momento della nascita può rappresentare un fattore determinante per l’ossificazione delle ossa craniche. Inoltre la compressione che il cranio riceve, nel passaggio dal canale pelvico, può creare irritazioni dei nervi cranici del neonato. In età fetale il bambino possiede una grande malleabilità delle ossa del cranio e, a causa dell’espulsione e delle enormi pressioni cui è sottoposta la testa durante la nascita, questi può subire una deformazione del cranio stesso. Si spiega infatti come, per via di un difficile travaglio ad esempio, molti neonati hanno una forma strana del cranio (ad esempio un cranio allungato, naso più schiacciato, occhio più chiuso…). Spesso le deformazioni del cranio durante l’espulsione nel tempo vengono riassestate completamente. Talvolta questo processo non si verifica in maniera completa se la nascita è stata difficoltosa, con conseguenti alterazioni di mobilità di alcune ossa craniche, non ancora saldate, e la possibilità quindi di sviluppare disfunzioni a carico del sistema visivo e occlusale. I tessuti conservano spesso le asimmetrie delle pressioni e stiramenti subiti.

Ogni regione del corpo può essere lesa e a causa dell’interdipendenza, ogni disequilibrio si ripercuote a distanza.

 

Nel parto cesareo, a causa del gioco di pressioni, si possono riscontrare problemi. Vi è una notevole pressione all’interno della pancia ed una pressochè nulla nell’ambiente esterno. Il feto, durante il passaggio diretto dall’ambiente fetale al mondo esterno, è sottoposto ad una forza come di trazione del cranio in senso trasversale ed una successiva difficoltà di adattamento alle nuove pressioni.

 

In entrambi i tipi di parto se l’adattamento fisiologico del cranio non avviene l’osteopata interviene per riequilibrarlo e per permettere una migliore fisiologia, eliminando le disfunzioni ed evitando che queste si  possano manifestare in futuro. A seconda della disfunzione cranica presente, nel bambino possono infatti

manifestarsi successivamente problematiche specifiche. Allergie, asma, faringiti, riniti, sinusiti, otiti, adenoiditi, difficoltà respiratoria possono essere legate ad un’alterazione del movimento delle ossa del cranio o di una scorretta mobilità del diaframma toracico.

 

  • La presenza di disturbi del sonno, suzione difficoltosa, rigurgiti, difficoltà a deglutire, agitazione e irritabilità, coliche possono essere legate ad una tensione o compressione delle suture o dei tessuti membranosi intracranici che tendono a creare un’irritazione di strutture nervose alla base del cranio.

 

  • Le alterazioni a carico della colonna e del sacro possono dare luogo a manifestazioni posturali che si evidenzieranno durante la crescita come scoliosi, dismetrie e dimorfismi degli arti inferiori (ginocchia vare, valghe, alterazioni dell’arco plantare).

 

 

  • La presenza di emicranie, cefalee, strabismo, cattive occlusioni possono essere legate a lesioni o tensioni delle membrane intracraniche o cranio-sacrali .

 

 

PERCHE’   IL NEONATO PUO’ ANDARE INCONTRO A DISFUNZIONE?

Restrizione di spazio nella vita fetale

L’utero dovrebbe accogliere l’embrione in un ambiente più confortevole possibile ma per una moltitudine di cause questo non avviene. Il bacino materno può presentare asimmetrie strutturali legate al sistema muscolo scheletrico, causate delle pareti addominali, forti aderenze cicatriziali in esiti di interventi chirurgici, anomalie della forma dell’utero ed ipertono delle pareti. Inoltre in caso di parti gemellari, la presenza di fibromi, patologie come gestosi riducono lo spazio in utero. Ed è per questo motivo che alla donna che programma una gravidanza si consiglia di fare una visita osteopatica.

 

 

L’impegno cranico durante la nascita nel canale del parto è tale che lo stesso ha una grossa capacità di modellamento per potersi “adattare”al canale del parto. Questo modellamento può portare come abbiamo precedentemente detto a pressioni o tensioni craniche che non si risolvono spontaneamente. Ad esempio le ossa parietali sono quelle che subiscono la pressione più importante producendo un accavallamento. L’osso frontale viene più frequentemente compresso contro il sacro appiattendosi contro il promontorio sacrale. La squama occipitale si verticalizza in caso di parti troppo lunghi dovuto alla lunga permanenza nel canale del parto. I temporali subiscono delle pressioni e degli stiramenti considerevoli con la possibilità di produrre lesioni intraossee  che possono portare nel bambino problemi di udito, di otiti ricorrenti ecc… Le lesioni intraossee possono verificarsi anche a carico dei  condili occipitali creando asimmetrie del foro occipitale.

Tale asimmetria si ripercuote sulle zone d’inserzione delle fasce e muscoli sotto-occipitali. Questa eziologia è sempre presente nei casi di scoliosi del lattante e del torcicollo congenito.

 

Ma le disfunzioni non sono solo a carico delle ossa , ma pressioni e compressioni craniche possono agisce negativamente anche sulle  membrane della dura madre (membrane a tensione reciproca) che collegano il cranio per mezzo di un manicotto alla colonna dei 3 diaframmi :

 

– diaframma cranico

– diaframma respiratorio (costale)

– diaframma pelvico

 

in stato di “Salute” il movimento di questi 3 diaframmi è sincrono.  Traumatismi cranio-sacrali nel bambino creano disequilibri di tensione dando origine a disfunzioni . L’osteopata ricercherà  la sincronia e la normalizzazione cranica.

 

La normalizzazione delle tensioni membranose della dura madre è essenziale nel neonato e nel bambino, per evitare contrazioni del sistema nervoso…

 

QUALI PROBLEMI L’OSTEOPATIA PEDIATRICA PUO’ AFFRONTARE?

Molti neonati durante la poppata mostrano un’alimentazione difficoltosa, stancante e causa spesso stress

meccanici a cranio, volto e gola. I nervi della lingua s’irritano nella porzione che fuoriesce dal cranio, rendendo così la suzione difficoltosa e dolorosa.

Rigurgiti di latte tra le poppate, attacchi di pianto prolungato possono essere causati dall’irritazione del nervo vago che dalla base del cranio va allo stomaco, rendendo difficoltosa la digestione. Oppure lo stesso diaframma (muscolo respiratorio) può essere teso o fissato durante il movimento fisiologico, causando a sua volta difficoltà digestive.

Nel torcicollo miogeno si sente spesso dire che l’eziologia è sconosciuta. In realtà nella maggior parte dei casi è provocato dallo schiacciamento di alcuni nervi, in particolare l’undicesimo nervo cranico (Accessorio), nel suo passaggio attraverso il forame giugulare, insieme al nono e decimo nervo , ed alla giugulare.

L’osteopata interviene con una leggerissima pressione e dilatazione della sutura che si trova tra l’osso temporale e occipitale, per permettere la miglior fuoriuscita di questo nervo che va ad innervare i muscoli del collo e che quindi può dar luogo a questo dolore, con un risultato immediato.

 

Nei casi di plagiocefalia posizionale l’osteopatia ha un’altissima percentuale di completo successo, e si è rivelata di grande aiuto nei casi di plagiocefalia primaria. “La plagiocefalia, -pubblica così in un articolo di Manuela Emili ,Osteopata  –rappresenta una componente strutturale accessibile attraverso cui i fattori neurologici inaccessibili possono essere influenzati e  cambiati”.

 

 

Secondo uno studio effettuato su 649 bambini, l’osteopata Nicette Sergueef, insieme a Kenneth E.Nelson, T.Glone, ha stabilito che un esame osteopatico neonatale approfondito possa identificare i soggetti predisposti a sviluppare una plagiocefalia posteriore. Da diversi anni la  clinica pediatrica Bambin Gesù di Roma  conduce un lavoro basato sull’integrazione diagnostica e di trattamento delle turbe posturali in età 0-18 anni, con diagnosi palpatoria osteopatica e tecniche manuali osteopatiche . Secondo una ricerca condotta proprio nel dipartimento di Chirurgia Pediatrica, nel presidio di Palidoro, il trattamento cranio-sacrale potrebbe avere nei casi di plagiocefalia, un indicazione elettiva, l’obiettivo è stato quello di mostrare come la diagnosi palpatoria osteopatica possa integrare la semeiotica tradizionale.  La ricerca ha dimostrato che su 20 bambini (12 femmine e 8 maschi), 2 hanno riscontrato plagiocefalia frontale, 4 una plagiocefalia posteriore. Alla fine del trattamento osteopatico la plagiocefalia era migliorata in tutti i casi, trattata e documentata in due casi più severi, dall’esame rx posttrattamento. Dagli anni ’90 è aumentata l’incidenza di questa problematica, e cioè da quando i pediatri hanno consigliato di evitare la posizione prona durante il sonno per prevenire le “morti improvvise in culla”(SIDS: sudden infart death sindrome).  Attenzione, questo consiglio pediatrico va assolutamente comunque rispettato, perché da quando viene applicato sono diminuiti sensibilmente i casi di morte improvvise in culla.

 

È importante trattare questi bambini in fase precoce, già nella prima settimana di vita,  e proseguire con regolarità per dare equilibrio tissutale alle zone di distorsione almeno sino ai 12-18 mesi. Già verso la fine del primo anno di vita è più difficile ottenere dei buoni risultati. In caso di plagiocefalia secondaria il trattamento prevede una serie di consigli da dare ai genitori sulla gestione a domicilio del bambino a cui si associano trattamenti manuali osteopatici per risolvere gli stiramenti articolari, membranosi e fluidici della base, del rachide cervicale e della colonna.

Oltre al fattore estetico, che un’asimmetria cranica può produrre, è importante correggere le deformazioni per evitare che si instaurino disfunzioni funzionali. Una plagiocefalia può alterare la corretta funzionalità visiva di uno o di entrambi gli occhi, si viene a modificare la forma dell’orbita con conseguenze sia sul bulbo oculare che sui muscoli estrinseci che lo controllano; può sostenere problematiche all’orecchio, facilita l’insorgere di otiti a causa dell’alterazione della verticalità della tromba uditiva , può favorire l’insorgere di sinusiti a causa della deformazione dei seni del frontale, può produrre problematiche al sistema stomatognatico (bocca) e dell’ATM(articolazione temporo- mandibolare), sia attraverso le asimmetrie della faccia sia della mandibola, che si articola con l’osso temporale . Quest’ultimo  a sua volta viene deformato dalla deformazione dell’occipite, arretrato o traslato anteriormente , può causare l’insorgere di scoliosi.

 

IN COSA CONSISTE IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO?

 

Sono svariate le tecniche e gli approcci che l’osteopata ha a disposizione. In particolare in pediatria si utilizza un approccio  cranio-sacrale ,ovvero un metodo gentile, non invasivo ed efficace trattamento manuale. L’osteopata controlla il ritmo cranio-sacrale con entrambe le mani e attraverso manovre molto dolci (la forza inferiore ai 3 grammi) riequilibra cranio e sacro. Alcune volte i bambini liberano le loro emozioni o piangono durante i trattamenti, ma le tecniche non fanno alcun male ai bimbi. L’osteopatia tratta il paziente e non la malattia. L’intenzione è quella di ripristinare l’integrità strutturale e la continuità dei fluidi. Solo allora il corpo potrà mettere in atto il suo potere d’autoguarigione.

 

 

Il neonato subisce un trauma durante il passaggio nel canale del parto. Può capitare che il cranio si presenti leggermente allungato o deviato. Questo non rappresenta una patologia ma, se naturalmente durante i primi giorni di vita extrauterina il cranio non riprende la normale forma, le mani dell’osteopata possono aiutare a riportare la forma del cranio in una situazione più fisiologica. Inoltre l’intervento osteopatico può prevenire atteggiamenti scoliotici, malocclusioni, ed aiutare patologie visive come lo strabismo.

Dopo una preventiva osservazione del bambino  si procede al trattamento dei disturbi funzionali, volto ad alleviare, laddove ci fossero, tensioni alla colonna vertebrale oppure a valutare che il movimento delle ossa craniche sia buono. L’azione dell’osteopata non si limita alla correzione di un osso in rapporto ad un altro, egli cerca di restituire ai differenti tessuti le proprie funzioni una delle quali è la possibilità di rispondere alle sollecitazioni circostanti. Nel bambino il sacro, lo sterno e l’occipite non sono completamente ossificati, il tessuto osseo che forma i centri di ossificazione è molto malleabile e la trama ossea non ha ancora raggiunto la sua densità massimale.  L’utilizzo della ventosa può cambiare stiramenti sulla dura madre e fasciali, responsabili di disequilibri vertebrali.

In generale la possibilità di curare sin dalla primissima infanzia malformazioni, scompensi della struttura ossea e disfunzioni dell’apparato membranoso e legamentoso può evitare dolorosi e lunghi percorsi di cura una volta adulti. Sin dalla vita intrauterina il neonato può aver subito dei danni che hanno provocato delle disfunzioni, e le sue dinamiche spesso lasciano lesioni che non si risolvono spontaneamente . Se durante la gravidanza la mamma soffre di lombalgie, sciatalgie, tensioni addominali è molto probabile che tutte le strutture coinvolte non riescano a compensare le richieste di un continuo adattamento dato dalla crescita del feto. Il bacino non si predispone nella migliore condizione per affrontare il parto e ciò può provocare compressioni anomale e asimmetriche al futuro neonato ancora prima di nascere.

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