Allarme Farmaci per reflusso e nausea, provocano infarti e morte. La Francia chiede il ritiro dal mercato

Il domperidone è un farmaco comunemente prescritto in gastroenterologia per il trattamento sintomatico di nausea vomito e dispepsia nell’ adulto e nel bambino.

E’ stato da tempo segnalato in studi epidemiologici che il suo utilizzo puo’ essere associato ad un aumento del rischio di aritmie ventricolari gravi e morte cardiaca improvvisa, soprattutto in pazienti di età superiore a 60 anni o utilizzando una dose giornaliera superiore a 30 mg.

E’ allarme in Francia per gli effetti provocati dai farmaci che contengono come principio attivo il domperidone. Con l”obiettivo di tutelare la salute dei pazienti, infatti, l”autorevole rivista francese “Prescrire” lancia un appello per chiedere il ritiro definitivo dal mercato dei farmaci a base di questa sostanza. La decisione di lanciare questa sorta di ultimatum nasce dall”analisi dei risultati di uno studio, pubblicato il 19 febbraio scorso, condotto dal board editoriale della rivista, sui dati di prescrizione di domperidone in Francia nel corso del 2012 e alla stima degli effetti avversi gravi attribuibili all”impiego di questo farmaco. Da alcuni anni è nota l”associazione tra domperidone e rischio cardiaco tanto che l”Agenzia italiana del farmaco aveva già emesso nel 2011 una Nota informativa importante per mettere in guardia gli operatori sanitari. Nel 2010 erano stati infatti pubblicati due studi epidemiologici sul rischio di aritmia ventricolare, arresto cardiaco, morte improvvisa ipotizzando un collegamento di tali eventi con il farmaco. Il domperidone rientra infatti in quella categoria di molecole capaci di aumentare il rischio di “torsione di punta”, una grave aritmia ventricolare associata al prolungamento dell’intervallo QTc che, se non trattata tempestivamente, porta a morte. Basando la sua analisi sui rimborsi dell”assicurazione medica e sull”incidenza di morte cardiaca improvvisa in Francia, la rivista Prescrire ha calcolato che domperidone è stato dispensato almeno una volta nel corso del 2012 al 7% circa della popolazione francese (tre milioni di adulti) ipotizzando che alla sua assunzione possa essere associato un numero di morti cardiache improvvise comprese tra 25 e 120 in un anno. Da qui l”esortazione a ritirare il domperidone dal mercato, ancora prima di marzo 2014 quando è prevista la pubblicazione di un parere da parte dell”Agenzia europea dei medicinali (Ema) su questa tematica. Utilizzato per il trattamento sintomatico della nausea, del vomito e del senso di pienezza epigastrica, i farmaci contenenti domperidone, a giudizio degli autori di Prescrire, possono essere facilmente sostituiti con prodotti più sicuri tra cui omeprazolo per trattare il reflusso gastroesofageo, consigli sulla dieta o addirittura un placebo. I rischi cardiaci associati all”impiego di domperidone sono ignorati dalla maggior parte dei pazienti che spesso utilizza questo farmaco con disinvoltura.

Ernia iatale: cause, sintomi e alimentazione corretta

L’ernia iatale è un disturbo molto comune; non è una vera e propria patologia, si tratta più di una condizione anatomica caratterizzata dalla risalita di una parte dello stomaco, nella cavità toracica, attraverso un’apertura presente nel diaframma chiamata iato esofageo o iato diaframmatico.

Sono due le tipologie di ernia iatale più comuni:

Ernia iatale da scivolamento ed Ernia iatale para-esofagea.

Il primo caso, il più diffuso, è caratterizzato da un allargamento dello iato e dalla risalita di una porzione dello stomaco, compresa in genere all’interno dei 2 cm, al di sopra del diaframma. La parte interessata si sposta su e giù in base alla pressione esistente nell’addome.

Il secondo caso, molto più raro invece, interessa una porzione ben più ampia di stomaco che si sposta al di sopra del diaframma, affiancando l’esofago.

Sintomi

L’ernia iatale non presenta una sintomatologia molto accentuata. I disturbi più comuni sono collegati a i sintomi da reflusso, esofagite da reflusso, esofago di Barret. Si tratta quindi di difficoltà digestive, rigurgiti, in alcuni casi stipsi o, al contrario, diarrea.

Cause

Benché ancora non siano state individuate delle cause ben precise per la comparsa dell’ernia iatale, sono stati analizzati una serie di fattori che influiscono in modo determinante su questa patologia: alimentazione, stile di vita, tipo di lavoro e predisposizione genetica sono tra i più diffusi.

Sembra che il disturbo sia più frequente in età avanzata, quando il collagene dei tessuti interni perde di tono.

Da non sottovalutare, inoltre, lavori che comportano lo spostamento di pesi o sforzi eccessivi, ma anche obesità, forti traumi all’addome, tosse cronica e stress eccessivo (che causa l’indebolimento dei tessuti).

Come intervenire attraverso l’alimentazione

Un cambio di abitudini alimentari non fa rientrare l’ernia, ma di sicuro può aiutare ad alleviare sintomi e fastidi.

Eliminare alcuni alimenti, prediligendone altri, aiuta a gestire meglio il bruciore di stomaco e l’indigestione acida, che provocano sensazione di bruciore anche alla gola e al petto.

Vediamo allora insieme quali alimenti è bene eliminare e quali invece consumare se si soffre di ernia iatale.

Cosa mangiare

In generale, è preferibile orientarsi verso una dieta che eviti l’acidità gastrica e che sia ricca di fibre. Tra i cibi maggiormente consigliati, troviamo:

banane e mele,fagiolini, piselli, carote, broccoli,cereali (soprattutto integrali), pane, riso, pasta,dolci poveri di grassi,fonti proteiche magre,patate al forno.

Per chi consuma formaggi, è bene scegliere quelli senza grassi. Può essere utile inoltre bere molta acqua, per favorire la diuresi e una corretta idratazione del corpo. In ogni caso, è possibile che determinati alimenti possano ugualmente portare fastidio in soggetti intolleranti.

Gli alimenti da evitare

Gli alimenti da evitare, ovviamente, sono quelli che possono portare ad acidità gastrica. Tra questi in particolar modo:

agrumi e succhi d’arancia,cioccolato,aglio e cipolle,cibi fritti,carni grasse,cibi e spezie piccanti,piatti a base di pomodoro,caffè e tè.

Inoltre, è consigliabile eliminare dalla propria dieta bevande gassate, alcool, prodotti lattiero-caseari, latte intero, gelato e crema.

Alcune indicazioni

Per evitare che i sintomi dell’ernia iatalepeggiorino, è meglio evitare le abbuffate e prediligere pasti con porzioni più piccole ma più frequenti. Anche il modo in cui cucinate gli alimenti può incidere sulla vostra salute: preferite cuocere in modo sano, al vapore, al forno o alla griglia, evitando le fritture.

Seguite inoltre uno stile di vita sano, evitando di andare a dormire subito dopo i pasti (aspettate 2-3 ore), cercando di mantenere il vostro peso forma, eliminando il fumo e indossando abiti che non stringono sullo stomaco.

Seguendo questi consigli, potrete evitare un’acutizzazione dei sintomi legati al vostro disturbo.

Reflusso gastroesofageo nei neonati, come si cura con l’osteopatia

L’osteopata agisce con manipolazioni delicate su diverse strutture nervose. Per migliorare o risolvere il problema possono bastare poche sedute

L’osteopatia è una terapia manuale dolce che si avvale di manipolazioni delicate e indolori che possono aiutare ad alleviare numerosi disturbi, anche nei bambini piccolissimi. Uno dei più frequenti è il reflusso gastroesofageo, che comporta il passaggio di materiale gastrico lungo l’esofago, con rigurgiti anche abbondanti.

1. Le cause: immaturità del cardias o compressione del cranio

A causare il reflusso può essere un’immaturità del cardias (lo sfintere posto tra stomaco ed esofago che dovrebbe chiudersi proprio per impedire la risaluta di cibo) ma anche una compressione del cranio al momento del parto. “Il parto, anche se si è svolto nel migliore dei modi, rappresenta pur sempre un trauma per il bambino, per il sol fatto che deve passare attraverso un canale più stretto rispetto alla sua testa – dice Silvia Ballabio, osteopata presso il reparto di pediatria e neonatologia dell’ospedale di Desio (MB) e docente ICOM (International College of Osteopathic Medicine).

“Durante questo passaggio, si verifica una compressione delle ossa craniche, che nella maggior parte dei casi si riallineano da sé in breve tempo. Altre volte invece, specie se il bambino ha un cranio grande o se il parto è stato lungo o difficoltoso, si possono creare delle compressioni su alcune strutture nervose, tra cui il nervo vago, che innerva lo stomaco”.

2. L’osteopata interviene sulle strutture nervose

L’osteopata può intervenire agendo su diverse strutture: la base del cranio (in particolare l’occipite) allentando la compressione sul nervo vago; la colonna dorsale alta in mezzo alle scapole, che è la zona che va ad innervare lo stomaco; in più può andare ad agire direttamente sull’addome, con manipolazioni che rilasciano la parete gastrica, la parte bassa dell’esofago e il diaframma (il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale).

“Si tratta sempre di manipolazioni molto delicate, che non disturbano il bambino e che, in poche sedute, consentono di migliorare notevolmente il problema fino a risolverlo” dice l’osteopata Silvia Ballabio. Specie se si abbinano alcuni accorgimenti posturali, come quello di allattare il bambino tenendolo in una posizione più verticale o di non metterlo sdraiato appena finita la poppata.

3. Quali altri disturbi possono essere alleviati con l’osteopatia

Possono beneficiare delle manipolazioni osteopaticheanche altri disturbi tipici dei bambini piccoli, come disturbi del sonno, coliche, irritabilità, asimmetrie craniche (le cosiddette plagiocefalie), torcicolli, piedini torti; nei più grandicelli, si può agire su stitichezza, otiti ricorrenti, scoliosi.

4. Efficace anche sui piccolissimi

A partire da che età si può fare un trattamento diosteopatia? “Il trattamento è tanto più efficace quanto prima viene effettuato, perché la disfunzione osteopatica è meno strutturata e meno radicata” risponde l’osteopata: “è il motivo per cui i bambini rispondono sempre in minor tempo ai trattamenti rispetto agli adulti, nei quali un disturbo ha avuto il tempo di consolidarsi. I neonati hanno grandissime capacità di autoguarigione e per questo in ospedale vengono trattati anche i piccoli nati pretermine, che hanno spesso coliche, rigurgiti, plagiocefalie.”

5. In sinergia, non in sostituzione delle terapie mediche

L’osteopatia può affiancarsi efficacemente ad eventualiterapie mediche e agire in sinergia con esse: se il bambino ad esempio ha un reflusso gastroesofageo importante e il pediatra ha ritenuto opportuno somministrare medicinali, l’osteopatia non sostituisce il farmaco ma può aiutare a ridurre la durata della terapia farmacologica; se c’è un’otite batterica, l’antibiotico è inevitabile, ma il trattamento osteopatico può far diminuire gli episodi di otiti nel corso dell’anno. Così come vi sono problematiche per cui l’osteopatia costituisce la terapia elettiva, come nel caso delle asimmetrie craniche.

6. A chi rivolgersi per trovare un osteopata qualificato

Per trovare un osteopata si può andare sul sito di alcune associazioni professionali tra cui ROI (Registro Osteopati d’Italia, www.roi.it) o Fesios (Federazione Sindacale Italiana Osteopati www.fesios.org), dove sono riportati gli elenchi, regione per regione, degli osteopati che hanno seguito l’iter formativo standard di 5 o 6 anni.

Per trovare invece un osteopata specializzato sui bambini, dal momento che non esistono elenchi specifici, si può provare a telefonare a un osteopata della propria zona, che sicuramente saprà indicare un collega esperto; anche se il sistema migliore è sempre il passaparola tra mamme

Fonte : nostrofiglio.it